Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <352>
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Calmilo Do Franceschi
senza cspnrsi, por nessun enti lo. all'occhio indagatore dulia Polizia. L'union ardimentoso esponenti*, anello di. congiunzione tra il Comitato direttivo e i vari Eruppi giovanili cosi detti d'azione, che sfidava i pericoli con accorta e gaia noncuranza, era Lorenzo Bernardino, stimato negoziante di panni, la cui tetra bottega presso Bocca di Piazza, -nlla svolta di via Maleanton, sempre ingombra da cataste di pezze di stoffe, era una vera fucina di cospirazioni, dove convenivano a tutte le ore del giorno, frammisti e confusi coi numerosi avventori, i partigiani attivi dell'Irredenta.
Il Bernardino, quarantacinquenne (era nato a Trieste nel 1841), di bassa statura ma robusto e muscoloso, con una bella faccia aperta e gioviale, sapeva rendersi a tutti simpatico, usando maniere gentili e cordiali. Era d'ingegno mediocre, di loquela al­quanto stentata, ma pieno di criterio e buon senso, non sfigurando nelle società distinte da lai a preferenza frequentate. D'indefessa attività professionale e patriottica, agile e svelto nei movimenti, passava con la massima disinvoltura dall'animata contratta­zione d'un taglio d'abito al sommesso suggerimento d'un colpo di mano dimostrativo contro l'Austria, dalla consegna d'un elegante pacco di stoffe all'esibizione, accom­pagnata da una intelligente strizzatimi d'occhio, d'ini non meno elegante involto di stampati sovversivi del Circolo. Conosceva un mondo di gente d'ogni ceto e d'ogni età, di Trieste, dell'Istria, del Goriziano, e sapeva trar profitto delle relazioni politiche per avvantaggiarsene abilmente negli affari di commercio, allargando sempre più la propria clientela. Incoraggiava i giovani a sfidare il carcere raccontando loro come la sua fortuna economica avesse avuto origine dalla sua prima condanna politica, che lo mutò, per il favore e l'appoggio di alcuni amici di porte, da commesso a proprietario di negozio. Era in intimi rapporti coi capi del partito nazionale liberale che dominava allora la città, con Felice Venezian, Guido d'Angeli, Ettore Daurant, Giorgio Benussi, ma specialmente coi membri della cosi detta Montagna, o frazione radicale dello stesso partito, con Edgardo, detto Garo, Rascovich, Ernesto Spadoni, Cadetto Bandii, Mi­chele Bratos ed altri. Egli rappresentava la linea d'anione fra i due gruppi e le due tendenze politico-amministrative, accomunati nel programma irredentista del Circolo Garibaldi, fra le quali scoppiò più tardi un deplorevole violento dissidio, che parve insanabile, ma si placò fortunatamente dopo breve tempo.
Lorenzo Bernardino veniva considerato da molti la mente ispiratrice e direttiva del Circolo, mentre, in realtà, egli fungeva da esponente di un nucleo di patrioti fra i più accesi del partito nazionale, che in determinate occasioni facevano sentire la voce di Trieste italiana ai fratelli liberi, o promovevano manifestazioni d'italianità nel capo­luogo e negli altri centri minori della Venezia Giulia. Si può affermare che tutte le dimo­strazioni popolari organizzate in quegli anni a Trieste e in Istria partirono dall'inizia­tiva del Circolo Garibaldi, senza dire di certi atti violenti di protesta contro l'Austria e il suo Monarca, a cui la gioventù entusiastica si lasciava facilmente indurre e tra­sportare.
Gli appelli, indirizzi, memoriali che venivano inviati nell'Italia libera a persona­lità e corporazioni politiche portavano sempre da quel gruppetto d'autorevoli cilladini facenti capo al nostro Circolo in via diretta o indiretta, ed era di solito Attilio Hortis o Cesare Rossi che li stendeva o almeno rivedeva. Nell'ottobre del 1891, un memo­riale scritto con molta assennatezza do Giacomo Venezian, fu inviato, tradotto in fran­cese, ai membri della terza conferenza internazionale per la pace, ponendo loro in risalto la questione della rivendicazione all'Italia di Trieste, dell'Istria e del Trentino quale una necessità politica e un debito di giustizia. La medaglia coniata in onore di Guglielmo Oberdan nel primo decennale del suo supplizio, fu emanazione del Circolo stesso, Pepi-