Rassegna storica del Risorgimento

TRIESTE ; CIRCOLO GARIBALDI
anno <1951>   pagina <354>
immagine non disponibile

354 Camillo De Franceschi
appresso. Uomo di rettitudine e probità esemplari, sapeva circondarsi dì persone irre­prensibili e fidate a tutta prova. Ed ora cosa mirabile che nessuno di quei poveri operai tentasse mai di trar profitto dalla propria attività patriottica con. richieste di danari o favori,. Anzi non poche volte si quotavano tra loro per raccogliere l'importo dette spese di viaggio sino a Udine, dove andavasi solitamente a ritirare i pacchetti di gior­nali e manifesti irredentisti depositati dalla sezione di Milano del Circolo presso i trie­stini Giovanni Marcovicb, fabbricante d'unto da macchine o presso Guido Maffei, redattore del Giornate di Udine.
Il Cìvran, che corrispondeva talora, pel suo gruppo, direttamente con Raimondo Batterà, era molto popolare e ben voluto nei rioni di Barriera Vecchia e S. Giacomo, dove esercitava con accorta dissimulazione l'assidua tua propaganda. Seduto dietro il banco della bottega dal piano coperto di tela verde, orlato di cordella rossa fissata con chiodini dalle grosse capocchie di porcellana Bianca, ad ogni rumore della porta che si apriva egli alzava la testa dal lavoro togliendosi dall'occhio destro la lente d'in­grandimento e, se riconosceva nel nuovo venuto l'atteso amico e consenziente, levava dal cassetto o andava a prendere nella retrobottega un involtino che gli porgeva con le parole, se era presente qualche estraneo: ecco qui la macchina dell'orologio da muro, non se ne può far nulla . Con tutti usava modi garbati, quasi ossequiosi, ma nonprivi di dignità. Con l'assidua lettura di giornali e libercoli s'era procurata un'infarinatura di cognizioni storiche, specialmente della rivoluzione francese e del risorgimento ita­liano. A chi confutava i suoi sillogismi e metteva in dubbio le deduzioni che ne traeva, rispondeva talora un po' piccato: Perdoni, sarò ignorante in astronomia, ma di poli­tica me ne intendo un pochino! . Alto, robusto, con un collo taurino, la testa grande, quadrata, dalle mascelle formidabili, dal naso leggermente arcuato, dagli occhi grigi, infossati, aveva tuttavia nel volto un'espressione di timida dolcezza. Non era, invero, un cuor di leone, benché cercasse d'infondere agli altri, con parole infiammate, l'ardi­mento che a lui spesso mancava. Ma si doveva riconoscergli una grande genuina pas alone patriottica, che gli fece sfidare per tanti anni ogni sorta di pericoli. Morì povero, com'era vissuto, vecchio infermo ricoverato in un pubblico istituto, dopo essersi beato dell'unione all'Italia della sua Trieste.
La vita del Circolo Garibaldi andò illanguidendo per spegnersi del tutto dopo l'infelice campagna d'Africa del 1896. Tre anni appresso moriva a Milano, appena quarantenne, Raimondo Batterà, crucciato dal non appagato anelito italico della sua anima. II movimento irredentista di sistematica drastica opposizione al Governo austriaco risultava ormai sempre più dannoso agli interessi della difesa italiana della Venezia Giulia contro la montante marca slava, come avevano previsto i patrioti della vecchia generazione. Bisognava mutare tattica e stringersi compatti, legalmente, intorno alla società popolare Pro Patria e alla sua succedanea Lega Nazionale, che esten­devano le loro fila di efficacissima propaganda scolastica e linguistica dal Trentino alla Venezia Giulia e alla Dalmazia, appoggiate cautamente nel Regno dalla Dante Ali­ghieri, che accoglieva in sé i più illustri nomi della cultura italiana. Ed anche nella politica interna austriaca, a scanso di maggiori mali, si dovette abbandonare l'intransi­genza astensionista ed accettare contatti amministrativi con Vienna, senza mai rece­dere però dalla finalità ideale del distacco dall'Austria e dell'annessione all'Italia, che in idonee evenienze veniva apertamente e clamorosamente manifestata,
CAMILLO DB FRANCESCHI