Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno
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1951
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pagina
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355
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LA BORGHESIA FONDIARIA DEL REGNO DI NAPOLI NEL SECOLO XIX: LE ORIGINI, I PROBLEMI
1. LA SOCIETÀ NAPOLETANA AL TRAMONTO DEL SECOLO XVIII
Sul finire del secolo XV111 il Regno di Napoli, indipendentemente dalla Sicilia, era, per ampiezza di territorio e per popolazione, uno dei maggiori stati d'Italia. Su di una superficie di circa 25.000 miglia quadrate, vivevo una popolazione di 4.828.914 abitanti, cosi approssimativamente composta: 31.000 feudatari, militari, nobili viventi; 26.000 uomini di legge (giudici, avvocati, procuratori, notai, ecc.); 12.400 medici e chirurgi; 64.000 ecclesiastici; 26.659 monache, il resto contadini; marinai, pastori, artigiani, in una parola popolo minuto. 11 reto privilegiato non raggiungeva un quinto della popolazione, ma la sua potenza era in ragione inversa del nùmero. La loro rendita si poteva calcolare in quattro milioni di dùcati all'anno. In quel tempo delle città e luoghi abitati 1.881 erano ancora feudali e solo 384 demaniali', gli abitanti delle città regie o demaniali erano 1.004.868; per contro, quelli delle baronali 3.376.504. Ad onta delle riforme introdotte dal Tanucci, la nobiltà godeva ancora di un'infinità di privilegi, i quali mantenevano il paese nella miseria e nell'abiezione per conservare alla feudalità ricchezza e potenza. Questa era in gran parte esente dai tributi, se si eccettuano la bonatenenza e Vadoa; !) aveva la prerogativa di nominare i guadici, il diritto di esigere presta-zioni e decime, che salivano, in certi cast, fino al quinto del prodotto del suolo, il monopolio della caccia, della pesca, del molino, del forno, dei pressoi delle olive, risedevano pedaggi, gabelle, servitù personali, ecc.
Presso di noi i feudi. informa un contemporaneo, Gennaro Maria Calanti,- da servigi militari sono divenute signorie, e ciò che una volta costituiva la forza dello Stato è divenuto patrimonio di famiglie private, immune da* tributi ordinari, cui sono soggetti gli altri beni de* cittadini; ciò è tanto più mostruoso ed assurdo, in quanto che a* feudi sono annessi vassallaggio e giurisdizione . E quale era la vita che certi nobili eondncevano? Essi non praticavano alcune attività, ma travagliano a perseguitare i miserabili, da* quali ritraggono la loro sussistenza, parlano sempre di giustizia, di umanità e di beneficenza, e per non pregiudicarsi in una prerogativa o in un diritto, poco loro importa che si renda miserabile un'intera provincia .
Ai nobili seguiva il numeroso clero. Nel 1792 gli ecclesiastici erano 82.000, ossia un sessantaquattresimo della intera popolazione. La Chiesa raccoglieva nel Regno, sia dai suoi beni immobili che dalle contribuzioni dei sudditi, circa nove milioni di ducati di rendita all'anno, pari a duecento milioni di capitale. Come hi nobiltà, il clero godeva di privilegi di ogni sorta: era esente dalle imposte, esercitava alcune forme di giurisdizione criminale, ed era rispettato a Corte e fuori, non solo per l'autorità acquistata nei secoli passati, ma anche per il monopolio intellettuale di cui godeva.
*) La bonatenenza era un tributo che gravava sui baroni possessori di beni liberi. "Vadoa consisteva nella corresponsione di una parte delle rendite feudali che i baroni pagavano in sostituzione del servizio militare.