Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <358>
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Domenico Demarco
l'applicazione della legge fu dilettosa, irregolare e lenta, poiché vi si aggiunsero eccezioni e deroghe a favore delle persone devote alla monarchia, nonché numerosi espedienti procedurali, inventati dai baroni, per rendere eterne le liti e intralciare o ritardare il lavoro della liquidazione, e numerósi conflitti tra le autorità ammi­nistrative e quelle giudiziarie.
Tuttavia l'abolizione della feudalità, la scomparsa della manomorta e del fede-commesso, la decretata divisione del demanio comunale e tutte le innovazioni, introdotte dal regime francese recavano un rivolgimento nel campo della economia e nei rapporti sociali. La proprietà feudale perdeva i diritti della sovranità, e poiché rendeva poco, affidata come era a móni estranee, molti baroni che vivevano, nella capitale, trovatisi a disagio nei tempi nuovi, cominciarono a convincersi della necessità di vendere almeno parte delle loro terre più lontane. Cosi, mentre da un lato essi difendevano i loro possessi dai nuovi pretendenti, come mostrano le continue cause contro le Università e i cittadini, dall'altro cercavano di disfarsi di una proprietà divenuta ormai un peso, vendendola a untissimo prezzo, o dan­dola in fitto, in attesa di qualche offerta conveniente. Altri grossi proprietari, incapaci di destreggiarsi durante gli avvenimenti occorsi tra il 1799 e: il 1815, perseguitati, o sospettati, o spogliati per ragioni politiche, si affrettavano a cedere le loro proprietà al primo offerente. Ma le condizioni di vendita erano peggiorate. Lo scioglimento dei beni fondiari dai vincoli preesistenti, la possibilità di una sempre maggiore divisione dei beni demaniali; infine, la confisca dei beni eccle­siastici avevano gettato sul mercato una grande quantità di terra.
Di questa condizione si era avvantaggiata la borghesia: avvocati, notai, dot­tori, fit-luari. Essi cominciarono a sbocconcellare i feudi e i terreni baronali Com­prando a mano a mano accortamente, secondo il bisogno degli antichi padroni. I possessori di danaro liquido pei quali era venuto il momento buono acquistarono. La proprietà da feudale cominciò a diventare borghese, e una nuova classe venne a sostituirsi ai baroni, nel possesso della terra, con vantaggio dell'intera società che non avrebbe tardato a risentire i benefici effetti di una proprietà fondiaria, libera, sottoposta solo alle'regole del diritto comune. E, mentre la proprietà1 fon­diaria si affrancava degli antichi pesi, la popolazione del Regno aumentava più che per il passato, sotto l'influenza dei nuovi ordini divili, donde il bisogno di mettere a cultura nuove terre, lasciate fin allora a pascolo* e cioè di sostituire l'agricoltura alla pastorizia. Questo mutamento accelerava il rapido sviluppo di una classe sociale che era stata fin allora ben piccola cosa, e che per usare le famosa espres­sione del Siejès, in qualche decennio diviene quasi tutto. In ogni comune del Regno, infatti, dai ceti un giorno soggetti alla feudalità, sorge la nuova classe dei proprietari i galantuomini , gente intraprendente che ha approfittato dell'occasione favorevole per impiegare nell'acquisto di terre il capitale disponi­bile, b che ha preso in fitto le terre feudali del barone lontano e da ultimo riesce ad acquistarne i fondi e i castelli.
3. IL CONSOLIDARSI DELLA NUOVA BORGHESIA
I beni demaniali staccati dal feudo e dati ai Comuni, non come loro patri­monio, ma come retaggio degli abitanti bisognosi, rappresentarono un compenso alla perdita degli usi civici, I Comuni si accinsero a suddividere tra i meno abbienti quelle terre, cominciando dalle più vicine all'abitato e non soggette a vincolo di