Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno
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1951
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pagina
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359
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La borghesia fondiaria del Regno di Napoli, ecc. 359
legge forestale. Ma le operazioni di divisione rallentarono là dove le terre superavano i bisogni della popolazione del Comune. D'altra parte, il popolo si accorgeva di poter ritrarre un utile maggiore dall'usare come pascolo l'erba delle terre comuni, le quali, se suddivise in brevi lotti, sarebbero divenute- assolutamente inadatte alla pastorizia e poco adatte alla coltura dei cereali, sia talora per la posizione in pendio, sìa, taTaltra , per la lontananza dai centri abitali.
La divisione dei beni demaniali si arresta nel successivo trentennio del secolo anche per altre ragioni: l'aumento della popolazione, che accresce il valore della terra, e porta ad allargare la coltura anche a terreni di qualità inferiore; l'aumento continuo della domanda di terre da parte dei nuovi ricetti, nelle regioni senza industrie, i quali non sanno come impiegare i propri risparmi, e che amano il grande possesso, arieggiarne al feudo dell'antica classe dominante, determinano un concentramento della proprietà fondiaria, che ha luogo, non solo a danno dei piccoli proprietari, ma altresì della proprietà demaniale, affidata ai Comuni;, quale patrimonio dei nullatenenti. [Nel corso di dicci o quindici anni informa un contemporaneo, Giacomo Rari oppi in tutte le piccole o grosse comunità della provincia il patrimonio " demaniale " del. Comune si assottigliò e scomparve quasi a gran pezza entro alle tenute dei prossimi possidenti, pure soventi a migliorate colture L
Infatti, mentre la questione dei demani comunali si trascinava interni inabilmente, e le operazioni andavano a rilento, ogni giorno si violava la legge da parte delle amministrazióni comunali, che tendevano a far considerare patrimonio dei Comuni i beni demaniali; e le terre comuni venivano usurpate dalle persone più influenti, dai galantuomini, che facevano parte di quelle amministrazioni o potevano contare sulla complicità dei loro colleglli- Cosi i beni demaniali si assottigliano a vantaggio dei ricchi proprietari, degli amministratori dei Comuni specialmente, che vengono a prendere di fronte alle Università, nelle lotte e nelle contestazioni per il possesso della terra, la posizione un tempo tenuta dai baroni;
Ma al consolidarsi e al rafforzarsi della borghesia fondiaria contribuì in non lieve misura il progresso della produzione agricola. L'aumento della popolazione e la conseguente richiesta di beni necessari alla sussistenza, stimolavano gli agricoltori, non solo ad allargare le aree messe a coltura, ma a migliorare i sistemi agrari. Guardando infalli le condizioni agricole del Regno, dal 1815 al 1860, si ha l'impressione di un lento, ma sicuro progresso, malgrado l'interferire di parecchie circostanze sfavorevoli. La situazione dei primi anni intorno al 1815 era ttttt'àltro che prospera. [La coltivazione delle viti, degli ulivi, di ogni altro albero da fratto informa un membro della Società Economica dell'Abbruzzo Ulteriore primo (Teramo),1) per lutti i lati si osserva lontano dalle buone regole; non vi n ravvisa che negligenza, disordine, capriccio. Non c'è neppure l'idea delle selve cedue tanto utili, anzi necessarie per gli. usi civici e campestri. Le case rurali sono incongrue e maldisposte. L'economia rustica è assolutamente trascurata. In breve non vi ha parte di agricoltura che non sia considerevolmente difettosa e che non richieggo o debba essere riformata]. Quanto diverso, invece, il quadro che ci offre il paese, attraverso le concordi informazioni dei contemporanei, intorno al 1860!
y Abruzzo Citeriore (cap. Chicli); Abruzzo 1 Ulteriore (cap. Teramo); Abruzzo 2 Ulteriore (cap. Aquila).