Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
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1951
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Domenico Demarco
(Uia nel 1833 la produzione granaria era crcscittta moltissimo in confronto dei primi anni del secolo, tanto che, malgrado l'aumento della popolazione, l'uso del pane di grano aveva maggiore diffusione. Limitata un tempo alla Puglia e al Principato Citeriore, la produzione granaria si era poi estesa, e la sola Terra di Lavoro poteva provvedere, oltre che al proprio bisogno, a rifornire la Capitale che ne consumava quattro volte le province più popolose.
Nel decennio 1830-1840 essa aveva raggiunto i dodici milioni di ettolitri annui in media. Nella provincia di Lecce, secondo informa un rapporto della Società Economica del 1845, per il dissodamento delle terre e la semina negli uliveti nel corso degli ultimi venfauni la produzione di cereali era aumentata di un sesto, tanto ohe nelle annate più ubertose se ne esportavano quantità assai rilevanti, anche all'estero, mentre un tempo, nonostante che la popolazione fosse minore, bastava appena al consumo locale. Nel 1835 dal solo porto di Taranto partirono per Livorno, Genova, Marsiglia Algeri, Corfù ed altre destinazioni, tomoli 115.197 di grano e, nel 1836, 220.0001 Anche dei cereali minori frumentone, avena, fave, ecc. la produzione era aumentata, e aveva toccato nel 1830-1840 i nove milioni di ettolitri tra questi, particolare importanza aveva il granturco, che abbondava in molti luoghi dei Regno, e veniva impiegato dalle popolazioni più povere per la panificazione, in sostituzione del grano.
La coltivazione delle olive si era estesa a tutte le province, tranne ai luoghi troppo freddi del Sannio, della Basilicata e degli Abruzzi. I paesi che ne producevano in maggior copia erano le Calabrie, la terra d'Otranto, la terra di Bari. D progresso, dicevamo, si era verificato non solo nell'estensione delle colture, ma anche nel miglioramento dei metodi di coltivazione: preparazione del terreno, potagione, ecc. Gli antichi e dannosi sistemi di raccolta delle olive e della molitura erano stati, poco per volta, abbandonati. Verso il 1835 i difettosi frantoi furono sostituiti con altri più- moderni. Il miglioramento della coltivazione delle piante e persino l'introduzione di macchine -avevano influito favorevolmente sia sulla quantità dell'olio prodotto (a partire da questo* periodo, si mantenne, in media, intorno ai 600.000 ettolitri annui), come sulla sua qualità. Anche la coltivazione della vite diffusa ormai in quasi tutte le province, aveva progredito. La produzione vinicola del 1833 era quadrupla in confronto a quella dei primi anni del secolo. Nel decennio 1830-1840 essa si aggirava intorno ai due milioni di ettolitri, sebbene raramente venissero usati concimi e la preparazione del vino fosse praticata con metodi antiquati.
Ma la coltura che più rapidamete si era diffusa era stata quella della patata. Usata in un primo momento solo dalla mensa dei ricchi, era divenuta, ben presto, fondamento dell'alimentazione delle classi povere. Dai primi anni del secolo al 1833 quella produzione era centuplicata e nel decennio 1830-1840, si manteneva in media sui cinque milioni di ettolitri all'anno. Tra le piante- tintorie più importanti erano la robbia e l'indaco. Dal 1832, da quando cioè abolito il forte dazio sull'esportazione della robbia, era stata stimolata la sua coltura dall'aumentata richiesta straniera, hi produzione si era moltiplicata, ed alimentava una larga corrente di esportazione. Lo maggiore provincia produttrice era il Principato Citeriore, (Salerno),1) che nel 1833 dava i cinque sesti della produzione complessiva: 40.000 cantala.
i) Principato Ulteriore (Avellino).