Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <361>
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La borghesia fondiaria del Regno di Napoli, ecc. 361
La coltura del cotone, intensissima durante il blocco napoleonico, ora, ripri­stinala la libertà di traffico, aveva subito un grave colpo. Por un decennio era stata abbandonata quasi completamente, non avendo gli agricoltori alcun interesse a produrre al prezzo troppo basso imposto dalla concorrenza straniera. Poi essa si era riavuta. Nel 1833 dava già un prodotto di 100-120.000 cantaia. Il cotono si coltivava in provincia di Salerno, Terra d'Otranto, Bari (Bari, Munito, Casa Mas­sima, Trtgiaxio, S. Nicandro), Napoli, Basilicata (Matera e Lagonegro), Catanzaro.; in Sicilia, in provincia di Catania, Girgenti, Noto. La migliore qualità era quella di Biancavilla (Catania), e da pochi anni il cotone era stato introdotto nel territorio di Termini *) al posto della risaia. [Origine antichissima aveva la coltivazione del gelso. Le principali Provincie produttrici erano : la Terra di Lavoro, il Principato Citeriore, il Molise, la Terra di Bari e le Tre Calabrie.2) Nel trentennio dopo il 1815 la coltivazione dell'albero del gelso si era rapidamente diffusa, specialmente della varietà proveniente dalle Filippine, ritenuta più adatta all'allevamento del baco. Lo stesso è a dire della pianta del tabacco, di cui, soprattutto in Sicilia sì producevano qualità molto pregiate all'estero e di quelle della barbabietola da zucchero, coltivata particolarmente in Terra di Bari, del sommavo, dello zafferano, nonché degli alberi da frutto].
Lo stesso può ripetersi per la pastorizia. L'allevamento del bestiame era, conte per il passato, una delle fonti di ricchezza del Regno. Nei primi anni del secolo, nelle Puglie, negli Abruzzi e nella Basilicata il numero delle pecore non toccava il milione, nel 1832 bastavano a raggiungere quella cifra solo le pecore del Tavoliere. Una statistica del 1822 ne dava per la Basilicata 503.000 capi, mentre nel 1840 ce n'erano 757.119 capL TX bestiame ovino nelle province continentali ammontava nel 1833 a ebrea 3.200.000 capi. Il miglioramento della razza, e quindi della produ­zione delle lane, era stato ottenuto con l'introduzione dei merini, incoraggiata da disposizioni governative.
Anche la razza dei cavalli, molto decaduta dopo le guerre del decennio fran­cese, era sensibilmente migliorata, allorché Ferdinando II aveva promosso l'impor­tazione di stalloni inglesi e arabi, e così era avvenuto delle vacche indigene me­diante incroci con vacche svizzere. [H numero dei buoi e delle vacche, che nel 1806 non raggiungeva i 100.000 capi, era nel 1833 salito a 320.000]. Si allevavano altresì bufali, muli, maiali, asini, ecc., e l'allevamento del bestiame dava luogo a numerose industrie, quali quella dei cuoi, lana, latte e suoi derivati.
La situazione agricola e pastorale del paese era, dunque, dopo il 1820 molto progredita. La coltivazione si era estesa e perfezionata; la produzione era aumen­tata. A questo progresso avevano contribuito, in non lieve misura le Società Eco-rumààie. Sorte fin dal 1810 come Società d'Agricoltura esse sì erano adoperate molto per diffondere i nuovi metodi di coltivazione, per incoraggiare l'introduzione dell'avvicendamento agrario, per fare abbandonare l'antico sistema del riposo della terra. Avevano acquistate macchine agricole per diffonderne l'uso, fondato orti sperimentali, fatto venire dall'estero semi di piante nuove, e sperimentato l'adatta­mento delle colture al clima e le varie possibilità di coltivazione nel Regno. Ave­vano diffuso nozioni utili sulla qualità dei terreni, promosso l'Uso dei concimi mi*
i) Ossia Termini Imeresc (Palermo).
2) Calabria Citerióre (Cosenza); la Calabria Ulteriore (Reggio); 2* Calabria Ulteriore (Catanzaro).