Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
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1951
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Domenico Demarco
iterali; diffuso la coltivazione dei prati artificiali e ì nuovi metodi per la cura delle malattie delle piante; stabilito premi di incoraggiamento per coloro che avessero ottenuto una maggiore produzione unitaria; introdotto, nei propri campi, macchine e nuovi metodi di coltivazione, ecc. Avevano istituito scuole agrarie, e si erano assunto il difficile compito di combattere con l'eloquenza dell'esempio la grande ignoranza delle masse rurali. L'opera delle Società Economiche non era stata dun-que trascurabile, i loro sforzi erano approdali a qualche buon risultato; erano riuscite a dirozzare le menti di una parte dei contadini, a conquistare molti prò* prietari intelligenti.
4. OSTACOLI AL PBOCRESSO DELLA NUOVA BORCHESIA FONDIARIA
Ma il progresso di questa borghesia agricola era ostacolato da cause diverse, quali le difficoltà naturali, il regime fondiario, l'assenteismo dei proprietari, la deficienza di capitali, la politica economica del Governo, ecc. Esaminiamone qualcuna. Il suolo del Mezzogiorno era naturalmente sterile, e quella della sua straordinaria feracità era una crudele leggenda. Ad eccezione delle fertili regioni della Campania, della Terra di Bari, della Conca d'Oro e del Circondario di Catania, nelle restanti parti del Regno moltissime erano le terre deserte, aride, paludose, conseguenza della malaria, i terreni argillosi brulli, impermeabili, difficili a mettere a coltura.
Alle avversità naturali, che avevano certamente una grandissima importanza sulla lentezza dello sviluppo agricolo del Regno, si aggiungeva in primo luogo la pesante eredità del regime fondiario dei secoli scorsi. Il perdurare per cosi lungo tempo del sistema feudale e di tanti vincoli alla proprietà, le servitù, di pascolo, che impedivano ogni miglioramento agricolo, le vaste estensioni di terre demaniali dei Comuni e delle Chiese che rimanevano per lo più abbandonate, lo scarso interesse che i baroni avevano di sfruttare razionalmente i loro immensi possessi, tutto ciò aveva portato per il passato conseguenze dannose all'agricoltura. Ora, se nel 1815 la feudalità era stata abolita giuridicamente, rimaneva però quasi intatta come sistema economico. La sostituzione.della classe borghese ai baroni non aveva recato dovunque grandi mutamenti. In tutto il paese, e specialmente in Sicilia, la piccola proprietà era ancora poco diffusa, quasi interamente circoscritta alle zone più vicine ai centri abitati, mentre altrove dominava il latifondo. Le piccole proprietà erano solo in parte il risultato delle quotizzazioni demaniali, per il resto erano formate dagli antichi allodi, sfuggiti alla usurpazioni baronali, dello Stato, della Chiesa, oppure da quelle terre che i feudatari avevano date a censo, .per aumentare il numero dei sudditi sul fondo soggetto alla loro giurisdizione, per accrescere i proventi che percepivano, e questi censi erano stati in seguito affrancati.
L'esistenza di latifondi era una delle cause non ultime dell'arretratezza in cui si trovava l'agricoltura, poiché significava predominio della coltura estensiva sulla. intensiva. I grandi proprietari ritraevano, infatti, dalle loro terre tanto da non doversi preoccupare di impiegare grandi capitali nell'acquisto di macchine, di strumenti agricoli moderni, di applicare i nuovi risultati della scienza agraria. Spesso non vivevano sul posto, ma nelle grandi città, e la terra era data in affitto ad avidi speculatori, interessati a sfruttarla, più che a metterla in condizione di conservare la produttività anche nel futuro, o di contadini ignoranti, che conti-