Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <364>
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Dumvnico Demarca
ed ancora la differenza Ira -il prezza fissato il giorno dell'acquisto (prezzo rotto) e quello del giorno della mancata consegna, che talora era la metà del debito principale. A questa somma Insognava inoltre aggiungere l'interesse dell' 1 al mese, per 940 mesi, ed ceco l'accensione di un nuovo debito. Se l'agricoltore pagava alla line del secondo anno* buon per luì; se non pagava, niente più con­tratti in grano, uè cambiali; si proponeva all'infelice la vendita della terni col patto di ricompra entro un certo numero di anni. Ma gli anni il più delle volte passavano inutilmente, e l'infelice, dopo aver versato tutte le sue lagrime, si trovava spogliato di un fondo che valeva magari il quadruplo del suo debito. Que­sta usura in grande, informa un contemporaneo, veniva usata dai ricchi nego* zianti; in piccolo, da una turba di usurai pei quali è poca cosa il capestro; perchè essi uccidono sensibilmente la piccola coltura che suol essere più fruttifera e più necessaria per la ripartizione della pubblica ricchezza, a seconda delle sociali con­dizioni di stato, di famiglia e di persona.
L'istituzione di banche in tutte le province avrebbe certamente migliorata la situazione. Esse avrebbero potuto anticipare i capitali per i miglioramenti agricoli a basso interesse, eliminando cioè l'usura; questo sarebbe già stato abbastanza per dare un notevole impulso all'agricoltura, oltre che all'industria e al commercio. La Banca del Tavoliere, istituita nel 1835, nei pochi mesi della sua esistenza, aveva già migliorato di molto le condizioni degli agricoltori pugliesi; disgrazia­tamente, essa falliva dopo poco, e tutto tornava nella antica situazione. I Monti frumentari riuscivano utilissimi alla piccola coltura, ai piccoli contadini, agricol­tori, ecc., non alla grande, per la quale occorrevano ben altri mezzi.
Altro ostacolo al progresso dell'agricoltura era costituito dal continuo ribasso nei prezzi dei prodotti agricoli. La concorrenza dei grani del Levante e lo svi­luppo della coltura del frumento nei paesi un tempo tributari del Regno avevano colpito duramente la produzione indigena. II -grano che nel 1813 si quotava a 8-10 once1) la salma, ne valeva appena da 2 a 3 nel 1820. Nel 1813 in Sicilia un bue valeva da 20 a 30, fino a 50 once. Nel 1820 il migliore ne valeva appena 8 o 10. Non solo in Sicilia, ma iu tutto il Regno tra il 1815 e la fine della prima metà del secolo i prezzi scendono continuamente. I prezzi più bassi si ebbero nel 1836, allorché alla Borsa di Napoli il grano di Barletta si negoziò a 12 carlini il tomolo.2) Non solo nel prezzo del frumento e degli altri cereali, ma anche in quasi tutti i prezzi delle merci ci fu questo generale svilimento. Maggiore il buon, mercato nelle province. In molte terre d'Abruzzo tra il 1830 e il 1850 le carni di castrato non costavano più di 4-5 grana il rotolo.8) Non 6i trovava facilmente a vendere per mancanza di compratori e talora, sebbene l'agricoltore avesse pieni di derrate i granai, non poteva far danaro per pagare il fitto e provvedere alle spese quotidiane delle colture.
Questo ribasso nei prezzi dei prodotti agricoli dipendenva da molte cause, fra le quali lo scarso sviluppo del commercio per mancanza di strade. La deficienza delle comunicazioni rappresentava un ostacolo grandissimo ai progressi dell'agri­coltura, poiché i prezzi delle derrate non si livellavano da provìncia a provincia. Cosi accadeva che, mentre 11 grano costava a Napoli 30 lire l'ettolitro, in Basilicata
*) Un'oncia = 3 ducati, ossia Rre 12,75. Un ducato = 4,25 (1860). 2) Un tomolo = litri 56. 8) Un rotolo = kg. 0,891.