Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <365>
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La borghesia fondiaria del Regno di Napoli* ecc. 365
non si trovava a vendere per 8 lire. Molti Comuni, intere province erano conte fuori del resto del Regno. Qui se la produzione risultava esuberante, se cioè rape? rava i bisogni del consumo locale, i prezzi si abbassavano a un punto tale, da non remunerare l'agricoltore neanche delle spese di coltura e delle imposte che gravavano sul suo terreno. Questo induceva i proprietari a non sfruttare conve­nientemente la loro terra e a non introdurre macchine, strumenti rurali, concimi chimici, metodi di coltivazione razionali. E la loro inerzia era facilmente spiega­bile perchè sarebbe stato sciocco investire- ingenti somme sulla terra, quando non c'era da sperare che i suoi prodotti potessero ricostituire i capitali impiegati e lasciare una sufficiente remunerazione. Solo intorno ai grandi centri urbani Napoli, Palermo, Bari, Messina, Catania le campagne si trovavano in condi­zioni migliori; esse, infatti, dovevano rifornire le città, e qui il commercio era molto attivo e agevolato da vie di comunicazione comode e ben tenute.
A tenere basai i prezzi influiva in sensibile misura anche la politica del Go­verno, il quale, volendo assicurare il buon mercato delle derrate alimentari, osta* colava, con tatti i mezzi, ogni movimento alla produzione, specialmente granaria. Lo Stato vietava l'esportazione di cereali, né solo quando c'era scarsezza di pro­duzione; non agevolava la circolazione di quelle derrate nell'interno del paese, per indolenza e insufficienza dei mezzi destinati al miglioramento della viabilità. Sicché i produttori non erano spinti a migliorare ed estendere le colture, poiché, dovendo una maggior produzione essere venduta sul ristretto mercato locale, avrebbe portato soltanto un ulteriore ribasso dei prezzi e non maggiori guadagni*
Un altro ostacolo al progresso dell'agricoltura era costituito dall'ignoranza della classe agricola. Qual'era, in fondo, la cultura di questa borghesia terriera? li proprietario, salvo rare eccezioni, era ignorante, più ignorante di un massaro o di un curatolo, 3) senza conoscenze agrarie, nozioni di economia, cognizioni di tecnologia, di meccanica o dei progressi agricoli comprati nelle più civili nazioni del mondo. Il proprietario pugliese non sa proprio nulla, informa un contemporaneo che fece oggetto di accurata indagine l'economia agricola di quella regione. Non legge, non studia, ma le sue ore impiega ad addestrare puledri al cocchio, ovvero pensa al teatro, al giuoco, ai diporti. Questo ignorante in fatto di cose agricole misura l'abilità del massaro dai maggiori o minori risparmi sulla mano d'opera, falla quantità dell'avena da darsi agli animali, sulla mercede dei braccianti a giornata, e proclama eccellente quel massaro che più incrudelisce contro gli infe­lici lavoratori, che diminuisce loro il Baiarlo.... Da questa profonda ignoranza delle classi agricole scaturivano molti mali dell'agricoltura: scarsa produzione, scarso salario, malcontento tra la popolazione agricola: L'industrioso avvertiva il De Cesare crede che risparmio ed economia nelle spese di produzione ira* portino riduzione di salario, ovvero deprezzamento di lavoro; poiché egli non sa, e non intende, che il risparmio sta nella sua quantità, non nel suo valore, che debb'esscre operato coi metodi, colle macchine, con gli strumenti e coni la solu-i1 zione del problema consistente neH'ottenere maggiori risultamenti con minor forza possibile. Invece il solatio, non rispondente alla parte che prende il lavoro manuale nella produzione, per la ingiustizia che soffre, si deprezia e partorisce tutte quelle fatali conseguenze che sogliono naturalmente scaturire dalle ingiustizie.
i) Chi attende alla cura dei buoi.