Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <367>
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La borghesia fondiaria del Regno di Napoli, ecc. 367
alla capacità contributiva dei singoli. Riuscendo, infatti molti contribuenti a sfug­gire al pagamento, e a farai tassare per gomme minori del dovuto, ne veniva che Coloro i quali rimanevano colpiti risentissero eccessivamente la gravità dell'onere fiscale. Nel 1817 ebbe luogo un provvedimento importante. Fu stabilito che, deter-minato il tributo sulla base della rendita accertata, e scaduto il termine per gli eventuali reclami, l'imposta non potesse essere modificata fino al 1860, e, per gli uliveti ed i bachi, fino al 1880. Questa disposizione aveva lo scopo di incoraggiare le migliorie, che potevano così essere eseguite dai proprietari senza tema che il maggior valore, che, in conseguenza di esse, avrebbe acquistato il fondo, sarebbe Stato causa di aggravio di imposta.
Se si guardano i bilanci dal 1815 in poi, si vede che il tributo si mantenne molto costante nel suo ammontare, e qualche aumento fu dovuto ai miglioramenti recati nel catasto e nei- metodi di riscossione die resero L'imposta più produttiva. Cosicché, se nei primi anni della sua introduzione esso era riuscito molto pesante, più tardi, apportate che furono le rettifiche catastali, riuscì più sopportabile, e i clamori che aveva in un primo momento sollevato diminuirono. Ma rimase sempre l'imposta fondamentale del sistema tributario del Regno per l'importanza del suo gettito; infatti formò quasi sempre il 25-35 dell'entrala complessiva dello Stato. Ed .aveva il grave inconveniente di ricadere quasi esclusivamente sulla terra, ag-gravando cosi le condizioni agricole del paese. Se si sottrae, 'infatti, il ' contingente sui fabbricati, laghi, canali navigabili, cave di pietra, ecc., tra carico principale e grana addizionali a favore delle province, dei Comuni, ecc.; l'imposta si aggirava annualmente intorno ai 5.704.545 ducati *) (25 milioni di lire), il che vuol dire che sulla terra ricadeva circa il 73 della complessiva contribuzione cosi detta fondiaria.
Anche in Sicilia il tributo fondiario fu, in nn primo periodo, determinato con molta imprecisione. Sebbene fin dal 18 ottobre 1810 fossero slate emanate norme per la costituzione di un nnovo catasto, la sua formazione era andata per le lunghe. L'ignoranza di notìzie certe intorno al valore della proprietà, aveva recato anche qui la conseguenza, che alcune ditte erano state gravate fortemente, altre meno-, e altre erano addirittura sfuggite alla tassazione. À volte gli accerta* menti erano stati eseguiti in base alle dichiarazioni degli stessi proprietari (riveli), e non sempre si erano effettuate le opportune verifiche, sicché ne era derivata una ingiusta ripartizione, la quale aveva reso il tributo insopportabile.
La disuguaglianza dell'imposta era derivata anche dal modo di determinare le reudite dei fondi. Talora si era seguilo il criterio di prendere per base i fitti del periodo 1809-1810, altra volta, quelli del periodo immediatamente precedente a quello in cui veniva eseguita la valutazione, altre volte ancora, in mancanza di fìtti, erano stati presi per base ì raccolti del decennio 1800-1811. A seconda, quindi, che si fosse osato nu metodo anziché- un altro era risultata una diversa rendita imponibile, più gravosa per i primi, meno per i secondi, meno ancora per gli ultimi, perché beneficiavano della media del decennio -1800*1810, nel etti periodo la rendita dei primi anni era stata bassa. Le norme, emanate nel 1833, per una migliore valutazione dei fondi, e per la più completa formazione dei catasto, erano state eseguite con molta lentezza, tento che avevano prodotto pochi effetti utili. Nel 1838 il Re dovette provvedere con altro decreto alla valutazione dei fondi,
V Un ducato = 10 carlini; un- carlino = 10 grana.