Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
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1951
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Domenico Demarco
rustici ed urbani, stabilendo che dovevano assumersi, quale baso dell'imposizione fondiaria i controtti stipulati dal 1 gennaio 1821 ai 31 dicembre 1830. Ma anche dopo questa disposizione il lavoro continuò a procedere lentamente, e potè essere compiuto solo nel 1852-1853.
Le entrate del bilancio di Sicilia si aggiravano nel 1829 intorno- ai due milioni di onze1) (1.860.329,10), pari a ducati 5.580.987,30 e l'imposta fondiaria pari a ducati 1.446.021 vi figurava per 482.007 onze. Ma la cifra subiva presto un aumento: nel 1838 l'entrata globale era di ducati 5.874.492 (1.958.164 onze) e la fondiaria vi figurava per ducati 1.395.000 (465.000 onze).; nel 1840 rispettivamente 6.288.977.15 ducati, e 1.436.000; nel 1846 la contribuzione fondiaria era di ducati 1.688.060, nel 1856 ducati 1.926381,68 e nel 1858 l'entrata globale era di ducati 10.150.709,28 e l'imposta fondiaria ducati 1.885.277,70. Aggiungendo alla- somma precedente che rappresenta il carico principale, l'importo delle sovrimposte, a favore delle province e dei Comuni e le spese di riscossione, si raggiungeva una somma complessiva di oltre 8 milioni di lire annue. Il tributo, gravante sui soli terreni, si aggirava, quindi, intorno al 66 dell'intera contribuzione fondiaria. La maggior parte dell'entrata che affluiva nelle Casse dello Stato col nome di contribuzione fon* diaria, veniva prelevata, anche in Sicilia, sulla terra, e se qui il prelievo assunse proporzioni minori che nelle province continentali, questo si spiega con le condizioni indubbiamente più misere dell'agricoltura siciliana e col maggior valore che i fabbricati urbani avevano, rispetto ai terreni, per il grande accentramento delle popolazioni nelle città.
Ma è da notare che in Sicilia, oltre all'imposta fondiaria, ricadeva sui terreni, in definitiva, anche l'odioso balzello del macino rurale, una imposta sul consumo del grano che i coltivatori raccoglievano sui proprio fondo, che poteva ben considerarsi un tributo diretto sui terreni, poiché la sua riscossione era fondata sul calcolo presuntivo del grano, che avrebbero potuto consumare gli uomini: addetti alle principali coltivazioni del fondo tenuto conto della sua estensione.
In conclusione, base dell'ordinamento finanziario era l'imposta fondiaria, che dava un gettito, il quale si aggirava intorno ad un terzo dell'entrata complessiva dello Stato, mentre gli altri due terzi erano costituiti dal gettito di tutte le imposte indirette. L'imposta prediale non era uguale per il Napoletano e per la Sicilia. Qui il suo ammontare si aggirava intorno ad 1.600.000 ducati in media, mentre sul continente raggiungeva una mèdia di 7.700.000 ducati annui. La contribuzione fondiaria e la tassa sul macino rurale che era in realtà una sovrimposta sui terreni, opprimevano la proprietà fondiaria, costituendo un ostacolo ad un miglioramento delle condizioni agricole del Regno. [Ecco il giudizio di un contemporaneo, il quale fece oggetto di esame i redditi delle terre messe ad oli-veto in terra d'Otranto: Quando fu stabilita l'imposta fondiaria si tennero presenti le rendite decennali delle terre olivetate. In quel tempo il prezzo dell'Olio oscillava tra i 30-32 ducati per cantala il reddito netto era di ducati 15 ogni due anni, perchè le olive sono biennali; fi quinto per la imposta fondiaria era di ducati 3, pari a ducati 1,50 l'anno. Più tardi il prezzo dell'olio per l'aumento dei succedanei e per le aumentate piantagioni di ulivo era caduto a ducati 21. Férme restando le spese di produzione in ducati 15, la rendita netta biennale si riduceva a ducali 6, da cui dedotti ducati 1 per spese di trasporto dal luogo dì produzione
Dn'onza = 30 tari} un tarì = 1 decimo-di ducato; tra'onza = L. 12,75 (1860).