Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno
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1951
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pagina
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370
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370 Domenico Demarco
degli oli, delle sete, della canapa, della rohbia, della liquerizia ed altri prodotti si potevano attribuire ad intendimenti-puramente fiscali, gli ostacoli, frapposti al, commercio del grano e degli altri cereali, ni dovevano invece alla costante preoccupazione del governo di mantenere bassi i prezzi delle derrate alimentari, di così generale consumo, e di evitare le carestie e il malcontento nel paese. Ma la conseguenza del divieto all'esportazione era che la produzione minacciava di rimanere stazionaria, non ricevendo nessuno stimolo all'aumento; inoltre, accadeva che, se in qualche annata il raccolto era abbondante, immediatamente - i prezzi scen-devano a livelli bassissimi; se risultava un poco inferiore ai bisogni della popola* zione, i prezzi salivano eccessivamente e la carestia, che si era voluta scongiurare, diventava inevitabile.
In conclusione, per il sistema imperante, qualora gli agricoltori avessero fatto un buon raccolto di grano e di olio, i prezzi si abbassavano in misura da scoraggiare chiunque coltivasse un campo o un uliveto; se il raccolto era mediocre, il dazio, imposto all'esportazione, toglieva il vantaggio della facilità, di vendita, di fronte, poi, a un raccolto cattivo o scarso, poiché il governo oltre al divieto di esportazione e alla libera introduzione dei prodotti stranieri, imponeva dei prezzi di calmiere, il calmiere creava la vera carestia, e rovinava l'agricoltore. Il governo mostrava di non intendere quello che uno dei maggiori economisti indigeni aveva notato, e cioè che le fissazioni dei prezzi per opera dell'autorità pubblica, sotto qualsiasi aspetto, arrecano sempre male, e sono ingiustizie; o le derrate abbondano e, quindi, non può trarsi partito dall'abbondanza che colla migliore circolazione e più agevole e libera concorrenza; o scarseggiano, e non può certamente sopperirai al mancamento coll'obbligare a vendere a basso prezzo quello che vale di più.
Ma, oltre ai dazi all'esportazione c'erano quelli all'importazione, i quali' dovevano proteggere le industrie del Regno dalla concorrenza estera. Il che in definitiva, si riduceva a danno degli agricoltori. Infatti, da un lato essi dovevano subire i bassi prezzi dei prodotti del suolo e delle materie prime che servivano per alimentare le industrie nascenti, quelli e queste a dazi d'uscita; dall'altro, dovevano pagare a più alto prezzo i manufatti, ossia finivano per fare due volte le spese degli industriali. I prodotti dell'agricoltura erano poi sottoposti a nuova imposizione, se destinati al consumo interno. A motivo del basso prezzo delle derrate, delle difficoltà di comunicazione, dei dazi all'esportazione, i dazi interni di consumo non si ripercotovano, secondo la loro naturale destinazione, sui consumatori; finivano invece coil'incidere ancora una volta sugli agricoltori!
6. INSUFFICIENZA DELL'OPERA DI TRASFORMAZIONE FONDIARIA
Se la pressione fiscale era mite, ben poco il governo spendeva per l'incremento della ricchezza pubblica, e pochissimo fu fatto a vantaggio dell'agricoltura, mentre dalla terra il paese traeva la maggior parte della sua ricchezza. Il governo avrebbe dovuto svolgere una vigorosa attività nel campo delle opere pubbliche, in maniera da eliminare il donno che ne ricevevano il commercio, l'industria, e, per riflesso, l'agricoltura, e quindi inasprire le imposte; invece si limitò ad eseguire poche opere pubbliche e mantenne miti le contribuzioni. Vi risparmio l'analisi di quello che fu compiuto e di quello che sarebbe stato necessario compiere nel campo delle opere di trasformazione fondiaria e concludiamo rapidamente.