Rassegna storica del Risorgimento
BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
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1951
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371
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La borghesia fondiaria del Regno di Napoli, ecc. 371
L'esistenza di vaate estensioni di terroni paludosi e le continue inondazioni dei fiumi e dei torrenti, recavano molto danno all'agricoltura e alle popolazioni rurali. Immensi territori, un tempo fertilissimi, venivano sottratti alla coltivazione, e le comunicazioni, rese difficili, impedivano i trasporti delle derrate dei luoghi di produzione a quelli di consumo resi difficili. La mancanza di un intervento energico del governo con una vasta opera di bonifiche, di arginamento dei fiumi, ecc. faceva si che intere contrade rimanessero coperte da acque stagnanti e misere le condizioni dei contadini, i quali risentivano le dannose conseguenze dell'aria malsana, ed erano costretti ad emigrare per guadagnarsi la vita, mentre avrebbero potuto trovare lavoro nelle terre redente.
Occorreva l'esecuzione di un vasto piano di bonifica, condotto con larghezze di vedute e con l'impiego di somme ingenti. Ma specialmente nei primi anni dopo il 1815 il governo borbonico fece ben poco. Spesso operò senza criterio, anteponendo alle più necessarie le opere meno urgenti, iniziando ì lavori e poi abbandonandoli, ancora incompiuti, con la conseguente rovina di quanto era stato già fatto e, naturalmente, la perdita dei capitali impiegati. Ma questo accadeva perchè le opere si iniziavano solo quando lo permetteva il bilancio dello Stato, e non secondo le necessità dei luoghi da bonificare. Le disponibilità finanziarie, talora esigue, recavano come conseguenza che si tralasciassero i lavori più dispendiosi e più importanti, o che fossero interrotti quelli che già avevano avuto principio.
In quasi tutte le regioni del Regno esistevano zone paludose e il bisogno di bonifiche era quindi una necessità generale. Oltre alle condizioni naturali del suolo, in molti punti impermeabile e poco inclinato, che rendeva impossibile l'assorbimento e lo scolo delle acque, contribuiva a rendere paludoso il terreno il disboscamento. Col taglio dei boschi montani le acque non più frenate' dagli alberi, causavano frane e lasciavano la alture prive del rivestimento di terreno, con grave danno delle terre sottostanti che non potevano assorbire tutta l'acqua che vi rifluiva. Questo eccessivo e irrazionale disboscamento era dovuto in parte alla convinzione Che le terre boscose, perchè vergini, fossero più fertili, ma anche all'aumentata popolazione, che rendeva necessaria l'estensione del terreno coltivabile, scarso in pianura perchè molte le terre paludose e d'impossibile coltivazione. Cosi il disboscamento era causa ed effetto dell'esistenza delle paludi, e l'accresciuta popolazione era stata costretta a risalire la montagna, oltre che per cercarvi il combustibile per la nascente industria e per le altre necessità della vita, per procurarsi il necessario nutrimento. Avevano contribuito inoltre al disboscamento l'abolizione della feudalità e lo sciogliménto delle promiscuità. Infatti in molti luoghi si erano quotizzati terreni boscosi che vennero subito dissodati, questo sia perchè la legge che regolava le norme sulla divisione delle terre boscose non fu emanata in tempo, sia perchè spesso fu elusa.
I lavori di bonifica eseguiti nei primi anni successivi al 1815, furono pochi; e anche le opere, iniziate dal governo francese furono portate inntanzi con lentezza; ciò, ripetiamo si dovette alle condizioni della finanza di quel periodo, gravata dalle ingenti spese che la Restaurazione impose. Il risveglio invece coincide con l'epoca in cui venne chiamato alla direzione dei ponti e delle strade Carlo Alan De Rivera. Questo funzionario emanò vari provvedimenti per una migliore esecuzione delle opere di bonifica. Fu appunto il De Rivera che nel 1828 e nel 1829 sostenne che una legge sulla bonifica era l'unico mezzo per risolvere in pieno il principale fra i problemi dell'agricoltura nel Regno, e qualche anno più tardi