Rassegna storica del Risorgimento

BORGHESIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1951>   pagina <372>
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Domenico Demarco
presentò alla Consulta dei Reali Domini al di qua del Faro un disegno di bonifica di tutte le zone paludose esistenti nelle diverse provinco. Fu subito manifesta una maggiore attività del governo nell'esecuzione delle opere pubbliche. Vennero, in­fatti, continuati i lavori di bonifica nel bacino inferiore del Volturno* e già nel 1844 etano state bonificate 80.000 moggia di terreno. Fu proseguito il prosciuga­mento delle paludi in Capitanata, iniziati nel 1823; furono disseccate la salina e la sai biella presso Taranto, le lagune di Brindisi, Monticelli, Cast el voi tura o ; bonificati il Lago Salpi, la Valle del fiele, le lagune di Policostro, di Mondragone, di Pesto, Di Gaeta; prosciugate vastissime estensioni di snolo in Terra di Lavoro; bonificati il Vallo di Diano, le pianure di Eboli, Montecorvino, ecc. Nei 1842 furono iniziati inoltre i lavori di bonifica delle maremme presso il Faro di Mes­sina. Il governo promosse la costituzione di colonie agricole per la coltivazione delle terre bonificate. Così nacquero le colonie di S. Cassano, S. Sepolcro, S. Ferdi­nando, di Pescopagano alla foce dei Laghi, di Castelvolturno, ecc. composte di lavoratori poveri e di alunni degli ospizi, cui vennero assegnate 500 moggia di terreno e varie masserizie.
Ma quanto non rimaneva da fare! Molti monti avevano bisogno di consoli* damento, mediante scaglioni murati o la formazione di fasce boscose, il che avrebbe permesso di continuare la coltivazione senza pericolo di frane. Né avevano bisogno le colline di Miano, di Capodichino, di Casorìa. Restava da bonificare il Lago di Agnano, il bacino inferiore del Sarno, del Garigliano. Nella Calabria Ulteriore 2* giacevano nelle paludi i distretti di Crotone, Ni castro, Catanzaro, Monte-leone; in Terra d'Otranto soffrivano per le acque stagnanti i paesi di Ladano e di Oria. Né in diverse condizioni si trovavano il Molise, la Basilicata, la Capitanata e altre province dei domini continentali. Purtroppo, la Sicilia non godette quasi di alcuno dei provvedimenti relativi alle opere di bonifica.
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In conclusione. Conseguenza dell'ordine di cose inauguratosi durante il perìodo francese era stato, dunque, lo sviluppo di una borghesia fondiaria, sorta sul finire del secolo, ma irrobustitasi e moltiplicatasi negli anni successivi. L'assetto della proprietà, che da feudale era divenuta borghese, l'eguaglianza dei diritti davanti allo Stato, l'aumento della popolazione e la graduale sostituzione dell'agricoltura alla pastorizia, avevano contribuito a far passare la ricchezza dalle mani dei nobili, e del clero, in quelle del nuovo ceto medio che si era trovato così alla testa della società ; gente intraprendente che aveva saputo trarre profitto dalle nuove condizioni del paese ed era arricchita rapidamente. L'esistenza del latifondo, Tigno ranza e l'assenteismo di molti proprietari, l'ignoranza dei contadini, la deficienza della viabilità, la scarsezza dei capitali e l'alto costo del danaro, le condizioni naturali del suolo, la politica doganale e fiscale del governo, il suo scarso inte­ressamento per le opere di trasformazione fondiaria costituivano ostacoli quasi insormontabili allo sviluppo dell'agricoltura e della borghesia agricola, desiderosa di progredire, mentre la situazione, che la classe politica dirigente le aveva creato* la soffocava e la infastidiva. Era naturale che chi aveva preso il posto della classe fendale aspirasse ora al governo della cosa pubblica.
DOMENICO DEMARCO