Rassegna storica del Risorgimento
VENTURA GIOACCHINO
anno
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1951
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pagina
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373
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TENDENZE SOCIALI NEL PENSIERO POLITICO DEL PADRE VENTURA
Anni assai movimentati, anzi agitati, perchè assai ricchi di storia, furono nella Roma di Pio IX quelli dal 1846 al 1849.
In questo perìodo di tempo spiccò in modo particolare, svolgendo una parte politica e di magistero pubblico di grande momento e rilievo, la figura del palermitano ex generale dei Teatini Padre Gioacchino Ventura, che strenuamente difese e sostenne la causa democratica, la causa della libertà, da lui affiancata alla religione. Oratore di grido, filosofo e pubblicista, amico del Lamcnnais, del cui pensiero si era largamente nutrito (egli aveva anche tradotto i primi due volumi dell'Essa sur l'indifférence en matière de rélìgion), il Ventura tenne a Roma nella monumentale e bella chiesa di S. Andrea della Valle alcuni discorsi che sono rimasti famosi, dei quali due soprattutto sono in modo speciale ricordati ed hanno grande importanza per la storia del pensiero politico e sociale nel nostro Risorgimento e degli avvenimenti di questo : l'Elogio funebre, detto il 29-30 giugno 1847, per colui che fu uno dei più insigni campioni della religione e della libertà, l'Irlandese Daniele 0' Connell, mòrto a Genova il 15 maggio dello stesso anno nel viaggio alla volta di Roma, ed il .Discoreo pei morti di Vienna, recitato il 27 novembre 1848.
Per il tema nostro è soprattutto notevole questo secondo, perchè esso ci rivela, se non sbaglio per la prima volta, un orientamento nel pensiero del Ventura in senso sociale, che non troviamo ancora nemmeno accennato in quello per il grande Irlandese, nel quale il motivo centrale ed esclusivo anzi è quello della liberti e della democrazia, della necessità di una stretta, sincera, indissolubile alleanza tra la democrazia ed il pensiero religioso ai fini del risveglio della fede e del trionfo della Chiesa. Questo discorso è diretto contro i retrogradi, i nemici del progresso, ma il suo contenuto è essenzialmente politico (la conciliazione della religione con la libertà è caldeggiato anche dal Ventura nel discorso: Paolo HI e Pio IX e la nuova arma di Roma, nel quale, come espressione di siffatta conciliazione, vien proposto dal Ventura un nuovo emblema cristiano di Roma, e cioè la religione e la libertà a destra ed a sinistra della Croce, assisa sul globo, invece della lupa che allatta i due gemelli, stemma quest'ultimo a dire del Ventura troppo freddo, troppo prosaico, troppo inetto, stemma poi di Roma pagana).
Nel Discorso pei morti di Vienna, come ho già premesso, si fa strada e si afferma e fa lega poi con l'esigenza democratica l'esigenza sociale; la causa del popolo, dei suoi bisogni, delle sue sociali rivendicazioni, affiora come quella che discende conseguentemente dalla democrazia politica, che abbia per base la religione cristiana, la quale, informata allo spirito del Vangelo, non può che essere propugnatrice di giustizia nel senso pieno della parola, di carità, di bontà umano.
Il Discorso celebra le vittime dell'assolutismo degli Asburgo, cadute valorosamente in difesa di Vienna dopo otto giorni di accanita resistenza di fronte ad una formidabile armata, celebra cioè un popolo intero, sollevatosi contro un potere oppressore, ed esercitante quindi, secondo il nostro Padre, un diritto naturale, legittimo, sacro, inalienabile; esso esalta cioè la lotta per la libertà, che è insieme lotta per la causa della religione, per la sua indipendenza, per la indipendenza delle credenze e della morale della religione. In esso però l'episodio certo eroico di Vienna non è che lo spunto, l'occasione per una messa a punto di quello che il Ventura
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