Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO
anno <1951>   pagina <374>
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374 Eugenio Di Carlo
riteneva il giusto orientamento politico conciliativo della democrazia, della reli­gione, della giustizia sociale.
Per entrare più a dentro del suo contenuto, dirò che il P. Ventura nel suo Discorso presenta la politica illuminata dalla religione che è da parte sua deposi­taria e maestra di ogni virtù. Egli nella sua orazione tuona contro il dispotismo politico figlio del paganesimo ; contro le dottrine gallicane che. vogliono anch'esse un potere senza limite e senza controllo; contro quei regimi costituzionali nei quali se libero è l'individuo, è schiava la famiglia, il comune la provincia, la Chiesa per una assurda contradizione. Egli esige lo stabilimento di una vera democrazia, nella quale libertà, uguaglianza fraternità abbiano la loro piena attuazione. Ma queste tre virtù, dice il Ventura, non sono che il compendio della morale evangelica, sono il Vangelo nella sua più semplice espressione. Esse secondo il Ventura lungi dall'essere antipatiche alla Chiesa, sono da questa rivendicate per sé come rivelazione divina, che solo essa, assevera il Ventura, ha scoperto al mondo, solo essa conserva nel mondo ed ha fatto solo essa dal mondo praticare.
Cosi il trinomio della Rivoluzione francese è ricondotto senza meno al Vangelo. La divisa politica della democrazia moderna... libertà, eguaglianza, fraternità, è presa dice il Ventura in prestito dal Vangelo. Il Vangelo è il primo libro, in cui si è detto per la prima volta al mondo che gli uomini sono liberi per lo spirito di Dio... che si devono onorare fra loro come eguali... che si devono scam­bievolmente riguardare ed amare come fratelli . Ed il Ventura riguarda la Chiesa, come quella che, fondandosi sulla parola divina, sul Vangelo, svolge opera di tutela, di conservazione, di attuazione della verità dal Vangelo proclamata.
Sempre nello stesso funebre Discorso, ma in altro luogo, il Ventura ha un accenno, oltre che all'interesse religioso, a quello umanitario, alla lotta propria del momento storico pel trionfo del principio cristiano contro il principio pagano, e quindi per la libertà, l'eguaglianza, la fraternità. Egli parla di penetrazione del­l'elemento evangelico nelle idee e nelle istituzioni dell'umanità, per cui questa possa elevarsi ad uno stato di vita sociale più conforme alla legge divina ed al modello di ogni perfezione. Più concretamente il movimento europeo del 1848 è da lui visto e considerato non come una di quelle pure e semplici commozioni politiche, che a quando a quando agitano uno Stato particolare, ma come cosa ben altrimenti vasta, grandiosa ed importante, come un movimento inteso a formare di tutti i cittadini un popolo di fratelli . Ed eccoci dunque al nostro tema. Trattasi egli aggiunge a commento e sviluppo di questo accenno di unirli tutti insieme con un legame di giustizia e di carità, che, senza spogliare gli uni del loro benessere faciliti ed assicuri agli altri i mézzi di vivere. Trattasi di cancellare ogni distinzione ingiusta tra le classi della stessa società.
Questo pel Ventura era il senso, il significato dell'idea democratica, di quell'idea che aveva sommosso e sommoveva ancora in quel momento l'Europa tutta dalla Sicilia su pel continente italiano alla Francia, alla Germania, all'Austria-Ungheria Il Ventura insiste nel proclamare questa idea democratica idea essenzialmente reli­giosa, esclusivamente cristiana, donde la sua forza. Questa idea appariva poi al Ven­tura connessa all'ordine eterno: Se la si restringe egli dice all'ordine tem­porale, patria fuggitiva dei corpi, se la si spoglia del suo carattere soprannaturale divino, le si toglie la sua forza, si rende vana, si rimpicciolisce, si degrada .
Cosi in quei giorni memorabili parlava ai Romani assiepati a S. Andrea della Valle il grande Oratore dei Teatini; la sua parola dotta, ma inspirata, calda, anzi