Rassegna storica del Risorgimento
VENTURA GIOACCHINO
anno
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1951
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pagina
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375
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Tendenze sociali nei pensiero politico del Padre Ventura 375
infiammata, suscitava ondate intense e vaste dì vibrazioni e di commozione. Era la sua vera e propria scuola di democrazia; ma la sua democrazia si dichiarava stretta alleata con la religione. Tanto più efficace questa parola del Ventura, in quanto quella di un Religioso, caro a Pio IX, tenuto in grande considerazione pei suoi meriti pubblicistici, per la sua dottrina. È naturale però che essa dovesse incontrare la disapprovazione e la ostilità del partito retrogrado, che aveva nell'alto clero e nelle alte classi specialmente i suoi fautori.
Leggendo dopo tanto tempo, un secolo e più, il Discorso del Ventura pei caduti di Vienna, morti da prodi per la causa della libertà, e per ciò stesso, secondo il Ventura, per la causa della religione, intensamente si rivive quello storico momento della generale sollevazione europea. In cima ed in capo di quel movimento vedeva pertanto il nostro Teatino l'idea ed il sentimento religiosi, come la ispirazione solo atta a costituire la base di ogni grande trasformazione sociale. Della democrazia pertanto egli non considera solo il lato puramente politico, ma l'aspetto sociale, die egli ritiene anch'esso derivare dalle ispirazioni più pure che discendono dalle credenze cristiane. H 1848 francese soprattutto non era scoppiato invano.
Una edizione del Discorso, uscita a Roma nella stessa fine del 1848 a quanto pare, pei tipi della Tipografia di via del Sudario (non porta data, ma solo le lettere piccole: s. a.), comprende premesse al Discorso una Introduzione e Protesta del* l'Autore.
H Ventura insiste nei suoi concetti sociali e li ribadisce. Egli dichiara il suo grande amore per il popolo, e vuole che la Chiesa marci col popolo in accordo Coi principi della vera religione. Vuole il clero sensibile all'interesse sociale del popolo, il sacerdote anzi amico del popolo e pronto quindi a dividerne e priva* zioni e angoscie. A p. XXVIli egli dice di amare il popolo, perchè il figlio di Dio lo ha amato; coi poveri singolarmente, e col popolo si è dimostrato compassionevole, indulgente, amoroso, e sempre severo invece, sempre sdegnato, sempre terribile contro i ricchi e contro i gaudenti... Noi sono sue testuali parole amiamo il popolo, perchè è nel popolo che si trovano meno vizi e più virtù, più religione e meno empietà. E' il popolo che lavora, il popolo che soffre, è il popolo che crede, e le classi che lavorano, che soffrono, che credono, sono generalmente meno corrotte delle classi che marciscono nell'ozio, nei piaceri e si fan trastullò della religione. Noi amiamo il popolo, perchè esso non si perverte da sé, non perverte già le altre classi, ma è sempre pervertito da tutto ciò che è al di sopra di lui. Che anzi quando la corruzione e la incredulità cominciano a spandersi nella società, la probità e la religione, l'amore della giustizia e dell'ordine vanno a rifugiarsi nel popolo; e solamente per mezzo di sforzi perseveranti e moltiplicati si giunge a cacciarli da quest'ultimo asilo .
Così il Ventura voleva il regime democratico, inspirato e penetrato anzi dalla religione, e quindi sposato con la Chiesa, istituzione deputata a conservare ed applicare la religione vera. Ed al Clero chiedeva di unirsi e di stare strettamente unito al popolo, di sposarne la causa, avvertendo, che, come il popolo, se col Clero non cammina, corre al precipizio, così il Clero, se non cammina col popola, dal popolo sarà schiacciato. La causa del popolo non è che la causa della religione. Questa deve essere la base ferma ed inconcussa della democrazia, che è democrazia sociale, pronta a lenire le sofferenze del popolo, ad elevarne le condizioni di vita. La democrazia cinta dall'aureola divina del Vangelo: questa la meta a etti appuntava