Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO
anno <1951>   pagina <376>
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376 Eugenio Di Carlo
i suoi sguardi il Ventura, convinto che solo allora essa avrebbe conquistato il cuore del popolo, solo allora l'avrebbe attratto a se. Ed il Ventura preconizzava il grande avvenimento della stretta alleanza tra democrazia e Chiesa. La Chiesa infatti, cosi egli infatti ronchimi*: il suo storico Discorso, si volgerà con tenero amore alla democrazia, come altra volta si volse alla barbarie, segnerà colla Croce questa matrona selvaggia, la farà santa e gloriosa; le dirà: regna, ed essa regnerà. A sensi e concetti siffatti si inspira il discorso per i valorosi estinti a Vienna, che tanta risonanza ebbe allora dalle Alpi olla Sicilia, e fuori d'Italia. Discorso ardito e precorritore, che destò allarme ed opposizione nelle alte sfere ecclesia* stiche, tanto che esso venne condannato dalla Congregazione dell'Indice.
Comunque esso segna una tendenza favorevole alle sociali rivendicazioni, a quelle rivendicazioni che il movimento del 1848, soprattutto in Francia, aveva posto all'ordine del giorno della storia, sulla ribalta della quale si avanzava ora­mai il quarto stato.
Da questa linea sociale non pare che il Ventura posteriormente indietreggiasse. Sul riguardo va tenuto conto di un documento assai importante, in cui il pensiero del Ventura nella sua linea sociale si esplicita maggiormente. Si tratta della: lettera del luglio 1849 sul clero francese, scritta dal Ventura quando egli già, abbandonata Roma dopo l'ingresso delle truppe francesi, si era rifugiato in Francia. In questa lettera, edita in opuscoli di propaganda insieme con scritti di Rossetti e di Mazzini, del clero francese è detto che esso avrebbe dovuto cessare dal combattere il socia­lismo, nel quale il Ventura riconosceva del giusto e del buono; che altrimenti la questione del socialismo abbandonato a se e perseguitato dal Clero, ucciderebbe in Francia la fede cattolica.
La preoccupazione del nostro Teatino è di ordine religioso, ma egli riconosceva senza meno l'esigenza di giustizia, implicita nel socialismo.
Socialista giudicava il Ventura, scrivendo da Parigi al suo amico Giuseppe Massari nell'aprile del 1851 Vincenzo Gioberti. Il Ventura predicava allora a Parigi con grande successo. H filosofo torinese, che non nutriva molta simpatia pel nostro frate, definitiva il Ventura sì socialista, aggiungendo però come un quacchero e distinguendolo dal Rosmini, ebe diceva invece tenace della proprietà. L'aggiunta a nostro avviso suona svalutazione del socialismo venturiano, accomunato a quello della setta dei quaccheri, che il Gioberti pare non tenesse troppo in considerazione. Ad ogni modo c'è nel pensiero del Ventura in questa epoca una tendenza sociale piuttosto spiccata, come del resto pure in quello del Gioberti dello stesso tempo, come è stato rilevato da Cesarmi Sforza e dalFOmodco, i quali vi hanno trovato l'influsso del Blanc e del Proudhon.
Ma per quanto concerne il nostro Teatino, la tendenza sociale da lui rappre­sentata, come il suo democraticismo cristiano, vanno ricollegati secondo il nostro avviso al Lamcnnais, l'apostolo della democrazia come è stato detto, del quale il Ventura è risaputo risentì una larga e forte influenza senza alcun dubbio. L'uno e l'altro certo si dimostrarono particolarmente sensibili alle nuove correnti ed esigenze sociali, venute ad affiorare con la rivoluzione del 1848, soprattutto in Francia, e se ne resero interpreti.
11 movimento cristiano-sociale, che ebbe una vigorosa ripresa durante il pon­tificato di Leone Xlll e che informa larga parte del movimento politico odierno, può annoverare l'uno e l'altro come suoi precursori.
EUGENIO DI CABLO