Rassegna storica del Risorgimento

1860-1870 ; FRIULI ; CRIST TOMASINO
anno <1951>   pagina <380>
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Antonio Faleschini
Oh sventura! Il conte Camillo Cavour, il padre, l'anima ed il moderatore del movimento italiano, dopo aver ricevuto i santi sacramenti, morì questa mattina (la notizia della morte era stata trasmessa per telegrafo a Vienna). L'Italia perde in Lui uno dei principali eroi della sua indipendenza e unità nazionale. Senza Cavour non saremmo al di d'oggi dove siamo. Cavour e morto? Non sembra neppur vero. Due lustri però di sua reggenza hanno segnato a caratteri profondi la bella via che gli italiani devono battere. E continua su questo tono a dire del Cavour con sorprendente criterio e con preeisa cognizione di date, di fatta, di notizie, facendo, dei paralleli fra il Cavour e altri uomini diplomatici e politici del tempo. Ci fa inoltre sapere, Il Crisi, l'impressione incredibilmente enorme suscitata a Vienna, negli ambienti governativi, giornalistici e cittadini dalla morte inaspettata del Cavour. Il Crisi scrive che i conunenti dei giornali viennesi furono unanimi nel ritenere una sventura europea la scomparsa del grande statista italiano e com­piangevano l'Italia per la perdita irreparabile. Dovrei soffermarmi molto sulla cronaca che il Crisi ha scritto durante la sua permanenza nella capitale dell'impero austriaco: riuscirebbe una cosa interessantissima. Meglio si farebbe a pubblicarla perchè costituirebbe una sorpresa sentire gli echi, i giudizi, i commenti, le impres­sioni degli ambienti viennesi sugli avvenimenti italiani e sulle vicende militari italo-austri ache. Ne mancano i motti di spirito, le uscite sarcastiche, o le frasi caustiche all'indirizzo dei capi dell'esercito imperiale che operava in Italia.
In questa cronaca, stando a Vienna, il Crist segue la spedizione dei Mille e alle relative notizie ufficiali o ufficiose fa seguire i commenti della stampa austriaca. Ho raccolto tutti questi interessanti e, dirò cosi, preziosi elementi, e ne ho fatto uno studio particolare, tuttora inedito.
In questo torno di tempo torna pure di grande interesse quanto il Crist ha scritto, giorno per giorno, quasi, sulle vicende della cessione di Nizza e Savoia alla Francia. Il Crist si dimostra contrario a questa cessione. Scrive in proposito il nostro abate: La Savoia è una regione alla fin fine per favella, per costumi, per indole, per situazione, del tutto francese. Non così la penso per Nizza. Nizza è una regione italiana, e il fiume Varo è un confine così semplice, così giusto, così nolo* rale che non dovrebbe mai e poi mai essere abbandonato, né lasciato dall'Italia alla Francia, né dalla Francia all'Italia. Ma anche la Corsica è un paese italiano? ìtalianissimo, e per giustizia di principio, se la Savoia dev'essere ceduta all'Impera francese, anche quest'isola dev'essere incorporata al nuovo regno d'Italia. Ecco le mie opinioni: in ogni evento poi, amerei che le diverse popolazioni venissero pròna ufficialmente avvisate affinchè avessero agio di pensarci sopra e di decidere infine delle loro sorti.
Nel 1864 il Crist, giù ritornato in Friuli, raccoglie e segna giornalmente tutte le voci e le notizie sui moti in Friuli, organizzati dal don. Antonio Andreuzzi, anche su ispirazione e istruzione di Giuseppe Mazzini, ai sistemi e alla mentalità del quale il Crist si dichiara decisamente contrario.
Così possiamo leggere numerose pagine di cronaca sulla guerra del 1866 con notizie frequenti sull'ingresso e sull'occupazione del Friuli da parte dell'esercito italiano.
Una lunga descrizione ci dà il Crist sulle visite che, nello stesso anno, hanno fatto in Udine Vittorio Emanuele H e Giuseppe Garibaldi. Lunghi commenti con accenti polemici sono dedicati dal nostro autore al problema di Roma, capitale del regno dltalia. Egli era favorevole a Roma capitale d'Italia, e questo suo atteggia-