Rassegna storica del Risorgimento
1860-1870 ; FRIULI ; CRIST TOMASINO
anno
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1951
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pagina
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381
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Una cronaca inedita 1860-1870 dell'abate Tomasino Crisi 381
mento aperto lo mette in contrasto coti gli ecclesiastici che sono in tutto, o in parte, di parere diverso.
A mo' di conclusione voglio riferire un motto di spirito dei viennesi al tempo della seconda guerra d'indipendenza, nonché brevi brani di cronaca. À Vienna si rappresentava una commedia dal titolo: Due soldati, di Hess. L'umorista, pronto, ricordando fresca fresca la perdita delta Lombardia, domandava: Sai tn qual differenza passa fra l'impresario del teatro e l'imperatore?. Risposta: Che l'impresario fa più con due soldati che l'imperatore con tutta l'armata! .
Àncora a Vienna dopo le notizie di concessione di decorazioni nell'esercito per la guerra del '59, il buon spirito si faceva questa pungente e ironica domanda: Tante croci e tante medaglie furono date perchè abbiamo perduto la Lombardia soltanto; e se avessimo perduto anche il Veneto? Certamente non ne avremmo avute abbastanza.!,?
Nei primordi delle guerre d'indipendenza, l'opinione pubblica viennese e le alte autorità erano irriducibilmente avverse a Garibaldi. Era ritenuto un pirata, un omicida, un ribaldo, una specie di diavolo incarnato. Quando e per quale motivo a Vienna si cominciò a cambiare opinione di Garibaldi? Verso gli ultimi di maggio del '59 capitò a Vienna un telegramma, il quale consolò, prima di coricarsi, e riempì di gioia per alquante ore tutti i cittadini della bella città:
Garibaldi cosi il dispaccio da Berna attaccato potentemente e messo in fuga (nel Varesotto e nel Comasco) è dovuto scappare dalla Svizzera, dove fu preso, e costretto a deporre le armi .
Ah! esclamarono l'ha finita una volta per sempre quel birbante, quel brutto smanioso, quell'assassino!... Adesso, speriamo di disfarei anche de* suoi compagnoni, Napoleone UE e Vittorio Emanuele!. I più caldi stupivano come i soldati se lo fossero lasciato scappare di mano senza averlo prima tagliato a fette. Però questa garibaldifobia si tramutò ad un tratto in quasi ammirazione e simpatia. H giorno dopo un altro dispaccio telegrafico da Berna rettificò la notizia del giorno innanzi, e riferì ai Viennesi e ad altri ancora che il primo dispaccio era da correggersi e da intendersi che: Garibaldi non era stato ancora scacciato da Como . Avessimo noi commentarono i viennesi un capitano di questa portata e di tanta bravura! .
Dalla cronaca del nostro abate apprendiamo che l'arcivescovo di Udine Tre risanato, poi cardinale e patriarca di Venezia, ebbe un colloquio riservatissimo, sul finire della campagna dei Mille, col ministro dogli esteri Rechberg: il contenuto del colloquio dallo stesso Arcivescovo- venne confidato al Crist. H ministro austriaco apri il suo animo al prelato italiano facendo delle malinconiche considerazioni e constatazioni di politica interna ed estera. II Rechberg si lamentava della situa* zione generale, che era molto cattiva, scendendo poi anche a particolari: diceva che lllaJia- dava a pensare, giorno e notte, e che il Piemonte, in conseguenza di principi adottati e da esso sostenuti, sarebbe andato a finir male: perchè sono sue precise parole tali principi non avrebbero potuto dare buoni frutti. che la condotta di alcuni stati europei era troppo favorevole nella questione italiana, che fi clero d'Ungheria non era ossequiente al governo di Vienna, che le proteste dell'Austria erano dirette a sostenere i principi buoni ma clic erano pezzi di carta, mentre ci sarebbe stato bisogno di far lavorare i cannoni pei disperdere le canaglie; che l'Austria però non poteva pei momento far nulla, e che invece doveva far di tutto per appianare le cose in sé, principalmente nel*