Rassegna storica del Risorgimento

1860-1870 ; FRIULI ; CRIST TOMASINO
anno <1951>   pagina <382>
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Antonio Faleachini
l'evitare di inimicarsi un'altru volta l'Ungheria; che Domineddio finalmente facesse chiarire un po' alla volta la situazione, la quale, invece di chiarirai, sempre più sì imbrogliava. E aggiunse: Siamo nelle mani dell'imperatore, ohe pensa e dirige lutto ! .
Tra il pubblico trapelavano le preoccupazioni dell'alto, tant'è vero che allor­quando venne emessa della carta moneta che recava in un angolo il globo colla croce rovesciata e una C maiuscola, ci lu chi disse: L'Austria va a rovescio: difatti siamo all'ultimo quarto di luna. Taluni giornali facevano l'apologia di Garibaldi e il ministro Rechberg dovette ammonirli; tra gli altri ebbe un richiamo il giornale: Fortschritt.
Si potrebbe continuare nella citazione di elementi e di spunti di diverso genere: ma quanto riferisco ha il solo scopo di una semplice segnalazione non di uno studio completo; a fare quest'ultimo ci vorrebbe un volume.
Credo opportuno, tuttavia, riferire qualche altro brevissimo brano di cronaca per darne un'idea più chiara della sua importanza.
A Cividale e a Udine in occasione della prima celebrazione dello Statuto (1863) si fecero delle manifestazioni con bandiere, bombe detonanti, fuochi ed altro, provocando le furie della polizia austriaca.
Sotto Li data del 26 giugno 1863, il Crisi scrive: Alcuni sono avviliti perchè la valuta della moneta in carta vulgo banconote raggiunse il pari, vale a dire con iscapito in confronto dell'argento. Anche nel 1858 l'Austria portò quella stessa carta allo stesso punto, ma l'anno dopo si ebbe la guerra, che fece la carta dispari ed anche lo stato. Sotto la data del 24 giugno 1863 leggo : 1 Francesi hanno più. simpatie per i Polacchi che non l'abbiano avuto per noi italiani. In ciò mi par di vedere un presentimento nelle anime francesi come di una gloria futura e di una potenza d'Italia, se questa si riunisce, e che avrebbero col tempo perfino supe­rato la loro. E perciò sono più freddi verso l'Italia che non verso la Polonia. Scrivo nel di di San Giovanni Battista e nel quarto anniversario della battaglia di Solferino, che assicurò l'Italia che diventerebbe Italia, e una cicala, che poteva divincolarsi dal guscio per mostrarsi in pubblico, cantare, volare e volere. Ad ogni modo anche i Polacchi sono degni di libertà e di nazionalità ed hanno molte simpatie nel mondo .
Mi sembra di aver dimostrato l'interesse di questa cronaca nella sua parte riguardante il risorgimento. I cinque volumi manoscritti dell'abate Tomasino Crisi contengono una serie lunga di notizie e di commentì. Proporrei che l'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, su mandato del XXIX Congresso, s'impegnasse a pubblicare la parte più interessante ed essenziale della cronaca dell'abate prò* fossore Tomasino Crist.
ANTONIO FALESCHDH