Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI INDUSTRIALI
anno <1951>   pagina <383>
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PER LA RACCOLTA DEGLI ARCHIVI INDUSTRIALI
L'amico prof. Snudi mi ha persuaso amabilmente ed amichévolmente, mentre ero a Trieste per ime ragioni accademiche, di esprimere un mio pensiero, di esporre una mia idea. Ora dico francamente che questa seccatura la dovrete all'amico prof. Suadi, in quanto mi accingo a farvi una conranicazione. Io vi avrei esentato, tanto più. che il tema di questa conversazione l'ho pensato qualche minuto prima di entrare in quest'aula, solo con lo scopo di darvi alcune informazioni alla buona, amichevolmente su una idea che ormai non è più mia, perchè quello che ho da dire fu in certo qua! modo materia già accennata dall'egregio doti. Sandri.
Come voi meglio di me saprete, il doti. Sandri ha esposto un progetto di creare un archivio industriale. Senonchè, quando io non avevo ancora l'onore di conoscere il do. Sandri, in una conferenza al Rotary di Torino, due anni or sono già avevo esposto questa idea, ora così autorevolmente appoggiata. Da alcuni anni mi sto occupando della storia industriale italiana come titolare della Cattedra di Storia economica, qui all'Università di Trieste Me ne sto durante le vacanze anche a Torino città preminentemente industriale, dove ho iniziato la mia carriera con il sen. Einaudi, di cui fui assistente ; ma mi sono accorto quante difficoltà esistano per affrontare problemi e soluzioni di questo genere, perchè mancano gli archivi industriali.
I nostri Archivi di Stato, nelle tre sezioni di Torino mi hanno offerto mate riali meravigliosi; senonchè, quando ho voluto introdurmi nei segreti degli stabi* limcnti, ho trovato non poche difficoltà e qualche volta l'opposizione chiara, espli­cita. Ad ogni modo ho incominciato pian piano, a Torino, poi a Genova, a Firenze alla Galileo , poi in altre città. Anche qui a Trieste ho cercato di sondare l'opinione industriale, perchè noi abbiamo un materiale che disgraziatamente è andato disperso e non lo ritroveremo forse più.
Io sto terminando, in questi giorni, una storia del lavoro e della produzione in Italia, edita da Giappichelli di Torino, che è preminentemente una storia indù* striale. Ho allestito per conto dell'Unione degli Industriali, non dico un primo museo, ma due sale storiche dell'industria con sede nel Museo Nazionale del Risorgimento di Torino. Furono, come voi sapete, inaugurate dal Presidente della Repubblica Einaudi: la prima sala è limitata al 1848 e la seconda giunge fino al 1898. Mi sono preoccupato di trovare non solo materiale iconografico, ma anche una documentazione archivistica delle aziende. Delle centinaia di aziende, rappre­sentative e non rappresentative che ho potuto visitare, si contano sulle punta delle dita quelle che hanno ancora un archivio. Ma io ho l'impressione che la guerra che ha distrutto tutto * abbia servito anche per giustificare l'incuria degli anni passati.
Per qualche azienda, invece ho trovato cose interessanti: e specie in alcuni diari personali di vecchi industriali. Presso Mar/otto esistono e sono stati pubbli ceti documenti di indubbio valore; ma qui però esiste una tradizione familiare. Presso Bona, altro esempio interessantissimo nel campo tessile, ho trovato il diario del fonditore Valerio Massimo Bona, che ho fatto fotografare ed esposto nella seconda sala del Museo dell'industria già ricordato.
Sono elementi che a uno storico dell'economia, e a voi tutti possono certamente interessare. Questo industriale che entrava negli stabilimenti alle 5 e ne usciva a mezzanotte, scrive di suo pugno notizie, che venivano vergate dopo il lungo lavoro, ani salari, sulla situazione politica, sui rapporti fra capitale e lavoro, su l'alimenta.