Rassegna storica del Risorgimento
SOCIET? DANTE ALIGHIERI ; STORIOGRAFIA
anno
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1951
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pagina
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387
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FRA DUE CONGRESSI DELLA DANTE ALIGHIERI SAGGIO DI UNA SINTESI STORICA
Quando, nel 1919, fu tenuto a Trieste il primo Congresso del dopoguerra della Dante Alighieri. , sembrava che, compiuta l'ultima fase del Risorgimento, assicurata l'unità della Patria, i destini di quelle che erano state le terre irre-dente fossero definitivamente stabiliti. Purtroppo, nell'entusiasmo del momento, noi tutti che fummo presenti a quell'ora memorabile c'illudevamo. S'illudeva il venerando presidente Boselli, che era stato alla testa del ministero della Riscossa, e allora stava alla testa della Dante , si illudeva Guglielmo Marconi, che alla assemblea dei delegati aveva voluto pur Ini dire la sua parola, s'illudeva il nostro illustre concittadino Attilio Horris che, in un'aura di fede e d'entusiasmo, aveva porto il saluto di Trieste.
Gli è che nessuno vedeva allora quanto oggi può apparire chiaro anche ai più restii a riconoscere le grandi linee degli avvenimenti, per cui hi forma dell'organizzazione politica e sociale dell'umanità va ininterrottamente mutando; non vedeva, dico, che il primo colpo di cannone sparato nel luglio 1914 contro Belgrado aveva rotto le barriere che contenevano entro certi limiti il panslavismo, e iniziato, insieme, lo sviluppo di una delle più grandi rivoluzióni della storia.
Quella prima guerra mondiale aveva rivelato, già dal suo inizio, caratteri di guerra civile: un primo segno era stato, in un certo modo, l'uccisione di Jaurés; ma il comando militare austriaco, con le sue impiccagioni in massa nella Galizia, con gli internamenti di migliaia di sudditi nei campi di concentramento, aveva sviluppato tale guerra nel modo più ampio : prima che ci fosse il' più piccolo accenno di ribellione delle popolazioni, il comando supremo aveva loro dichiarato la guerra conducendola, poi, senza tregua, sino in fondo.
Dall'Austria, la guerra civile era passata alla Russia, col valido appoggio della Germania, la quale, a impedire che dopo la caduta dello czar, si stabilisse, in quel paese, un governo universalmente riconosciuto, che gli restituisse la capacità di combattere, vi aveva trasferito, nel celebre vagone piombato, Lenin e altri capi del comunismo. Cosi e forse la Germania non si sarebbe aspettata un tanto la guerra era diventata rivoluzione. Strano principio per una rivoluzione, la quale pur essendo derivata dal malessere sociale dei rurali russi, venne a trovarsi capeggiata, e anzitutto promossa, da uomini politici che derivavano il loro credo dalle idee della Rivoluzione francese, idee che nella mente e nel Cuore del contadino russo dovevano suscitare un'eco del tutto diversa da quella che ne poteva essere stata l'elaborazione nell'animo degli intellettuali che lo spingevano a insorgere; successivamente, essa aveva visto dispersa la Costituente dei politici che, con l'abbattimento dello czarismo credevano di avere raggiunta la suprema mèta, e non avevano, invece, che aperta la strada a quella che sarebbe dovuta essere la dittatura de] proletariato, se un tale monstrum non costituisse una contraddizione già in
termini.
I capi, poi, che assumevano la direzione del movimento, dopo il crollo del menscevismo, erano venuti, a loro volta, al potere con una struttura dottrinaria esigente premesse che nella costituzione sociale della Russia citarista noti trovavano alcun fondamento. Il marxismo, infatti, aveva posto nei suoi schemi, lo