Rassegna storica del Risorgimento
SOCIET? DANTE ALIGHIERI ; STORIOGRAFIA
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1951
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392
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Vittorio Furiami
all'estero : di oltre settecento scuole, sovvenzionate dallo Stato italiano, presso paesi slranicri, rimanendocene* in tutto, ventotto ; a Parigi, il grande e ricco palazzo della Società nostra, del valore odierno di molte decine di milioni, andato perduto, ingoiato dallo Stato francese, avendone la. Dante potato ricavare, recentemente, a stento, a titolo d'indennizzo, solo una decina delle molte. Tutto da rifare e tutto da ricontemplare, ma nel quadro della grande catastrofe, in cui milioni di uomini hanno lasciato la vita, altri sono rimasti mutilati, altri hanno perduto e beni e casa e famiglia e patria, e vanno raminghi per il mondo, senza tutela e senza speranza. Nel quadro di questa catastrofe è da ricollocare, a giudizio, tutta la tragedia nostra, ma non per trarne argomento a pessimismo, bensì a fermezza di propositi: benché le forze che agiscono oggi nel mondo sembrino avere un carattere quasi cosmico, in realtà sono sempre dovute all'iniziativa umana, la quale, partita dagli individui e diventata volontà di massa, ha cessato dì obbedire alla ragione e al sentimento individuali, per conventirsi in forza presso che bruta. Orbene, all'uomo possiamo sempre opporre l'uomo; e quanto all'impeto della massa, brutale e terribile, dobbiamo cercare di sostituirlo, mediante un tenace lavoro di educazione, col volere della moltitudine, costituita da individui, e, quindi, atta all'uso della ragione.
Tutto da rifare, sotto il segno di una nuova umanità. Noi giuliani torniamo alle posizioni dell'irredentismo, perchè esso, oggi, è ancora, come fu già una volta, il segno di un'ora fatale. Nel passato, esso, postulando la redenzione dei Veneti ancora rimasti sotto la dominazione straniera, preconizzava i tempi nuovi dell'indipendenza, di tutte le nazioni che la prima guerra mondiale si propose di realizzare, come parte del suo programma dichiarato; oggi, postulando la redenzione dei giuliani e zaratini dal giogo del panslavismo, esso è il vessillifero dell'Europa e del mondo occidentale, anche se non tutto questo sia capace di intenderlo, e spesso, per opera dei suoi più miopi rappresentanti, tenda a ostacolarlo, pronti sempre a ripetere gli errori, costoro, che li hanno condotti a distruggere Zara, per compiacere ai nemici della civiltà, a soffocare Gorizia e Trieste nella stretta di una guerra di confini implacabile, a creare nna linea Morgan che solo un atto di suprema ingiustizia e di viltà suprema, di fronte a un avversario irreducibile e astuto nella sua ristretta barbarie poteva immaginare.
La questione giuliana, prima di essere una questione locale, è un problema nazionale; prima di essere un problema nazionale, è, portato mazzinianamente nel più alto campo di una morale universale, il problema della Germania orientale, della Polonia, di tutto quel mondo che soggiace alla cieca brutalità degli imperialismi di varia specie.
Purtroppo abbiamo ancora, spesso, la necessità di lottare, per farlo accettare, come problema nazionale, dai nostri concittadini, troppi dei quali s'illudono di mettere le proprie spalle al coperto, quando ci compassionano con un poveretti che viene indubbiamente dal loro sensibile cuoricino; e non ai rendono conto che quando la porta di casa è stata scardinata, tutta la casa è aperta all'invasione. E non intendo per invasione quella, soltanto, che sì compie manu militari , ma pure quella metodica, lenta e sapiente, che il panslavismo, prima con l'aiuto del-L'Austria, oggi con la condiscendenza degli Alleati, dopo averla completata in Dalmazia, sta attivamente continuando nell'Istria, sradicandone la millenaria italianità e, in uno, l'alta cultura e civiltà. Più di qualche uomo di stato alleato sembra compiaciuto mollo della cessione di Pola e di gran parte della vicina penisola, e altre cessi oncelle medita, naturalmente a nostre spese; e intanto lo slavo intelligente, il