Rassegna storica del Risorgimento

SOCIET? DANTE ALIGHIERI ; STORIOGRAFIA
anno <1951>   pagina <393>
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Fra due congressi della Dante Alighieri 393
quale pensa che Tito passa (o, forse, soltanto la sua attuale pelle) si frega di na­scosto le mani, sapendo che l'Albania è sotto controllo russo, che l'Adriatico è un mare molto stretto, e che, perciò, non ci sarà, in futuro, tanto bisogno di chiedere alla Turchia di aprire i Dardanelli.
Parte di queste cose e altre ebbi l'onore di dire, nel passato settembre, a Napoli, al Congresso della < Dante Alighieri , presieduto quasi a riscontro dei Bosclli del 1919, da un altro illustre uomo di stato, il venerando Vittorio Emanuele Orlando onorato della visita del primo presidente della Repubblica, on. De Nicola. E per queste cose, il nome di Trieste, a simboleggiare quello dì tutte le terre nostre sacrificate, dominò il Congresso, affiorò in tutte le manifestazioni.
Che il Congresso nazionale dell'Istituto per la storia del Risorgimento si ra­duni oggi a Trieste, dobbiamo considerarlo come uno degli auspici migliori e il migliore augurio per il ridestarsi di una forte coscienza nazionale in noi italiani; in tutti gli italiani: proprio da questa città, oggi ancora mèta di ingordi appetiti, fetta, dopo la guerra oggetto di ogni sciocco compromesso, di ogni più odioso mercato, trasformata, per trattato, in un mandato coloniale, privata dei più comuni diritti politici ; proprio da questa città è bene prenda le mosse un'azione che tende a ripristinare i valori morali e il senso politico nella Nazione.
Opera difficile, ma che deve essere compinta senza che ci si perda d'animo. Rivoluzione e guerra hanno scosso dalle fondamenta il vecchio mondo: nella tre­menda tempesta, che ancora non accenna a terminare, siamo stati travolti fra i primi: potremo ritenerci in salvo soltanto quando il principio di libertà sarà nuo­vamente riconosciuto, insieme a quello di giustizia, come norma fondamentale delle relazioni umane, e l'Europa, rinnovata nelle istituzioni politiche e sociali, avrà ritrovato se stessa.
VITTORIO FURLANI