Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; TRIESTE
anno
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1951
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pagina
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394
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FATTORE ECONOMICO ED OPINIONE PUBBLICA DI TBIESTE CMEU1 ' NL RISORGIMENTO ITALIANO
Quando, noi 1717, Carlo VI proclamò la libertà di navigazione e di commercio nell'Adriatico, navigazione e commercio che fino allora erano stati controllati e rigidamente indirizzati da Venezia, pose la prima pietra per la costruzione dell'avvenire economico di Trieste che, da tm lato accolse l'eredità della Serenissima per quanto concerne i suoi traffici marittimi, per quanto concerne il suo avanterra, dall'altro trovò il suo retroterra nella zona costituita dagli stati austriaci. Altre disposizioni legislative di Carlo VI e quelle più. importanti di Maria Teresa continuarono l'opera iniziata, favorita dal fiorire economico del complesso obsburgico e dalla crescente decadenza di Venezia, tutti fattori che, insieme coll'opcra attiva dei triestini e dei mercanti d'ogni nazione immigrati della citta, prepararono quella floridezza che fece si che una cittadina di poche migliaia di abitanti ancora nel 1758 ne aveva soli 6.400 ') si trasformasse in città notevole per popolazione ed importante nel campo dei commerci internazionali.
Di antica tradizione italica, italico era stato fino allora il suo sistema economico, e tale contìnuo ad esserlo nonostante i mercanti tedeschi immigrati, i quali, come di norma avviene, finirono con l'assuefarsi alle consuetudini locali. L'aver poi raccolto l'eredità di Venezia nei traffici marittimi, non poteva che consolidare usi inveterati. Senonchè gli interessi economici della città sì trovavano in straordinaria preponderanza nel suo retroterra, straniero per lingua, costumi, sistema di vita; e la floridezza della città era legata olla floridezza di questo retroterra, vale a dire dei paesi dipendenti dalla casa d'Absburgo. Di tm tanto, evidentemente, la popolazione triestina aveva coscienza, ed è cosa importante per dare il giusto valore agli atteggiamenti dell'opinione pubblica locale, specie laddove il momento spirituale prevalse sull'interesse economico, e tanto più in quanto la pubblicistica austriaca si sforzò di far dimenticare ogni altro argomento economico od ideale col ribadire il concetto di questa floridezza triestina, sorta in funzione del complesso absburgico, floridezza che sarebbe potuta sussistere e prosperare, sempre secondo tale pubblicìstica, solamente in una Trieste austriaca. In ogni modo va rilevato sin d'ora che in questo Trieste d iUcriva dalle altre città italiane soggette agli Absburgo, sin per quanto concerne le riforme del dispotismo illuminato del settecento, cioè per questo suo retroterra, dal quale, di fatto, dipendeva la sua floridezza.
Ma la visione di una Trieste settecentesca preoccupata solo del fatto economico materiale e per il resto conservatrice e tradizionalista in senso austriaco visione questa che ò abbastanza comune secondo noi non è esatta. Non mancarono in città Coloro che, ancor prima della rivoluzione francese, parteciparono, come dice Attilio Tamaro, al libertinismo morale e intellettuale del XVIII secolo, quel libertinismo che biscia va senza difesa la Monarchia, la Religione, l'Aristocrazia, l'ordinamento sociale del tempo e fra questi fu perfino il direttore di polizia, barone Pietro Antonio Pittoni. 2) Non mancarono a Trieste, e sulla stessa gazzetta locale, i riflessi dei grandi problemi politici, economici e sociali che travagliarono allora Parigi e Milano,
*) Ved. BERNARDO BENCSSI, L'Istria noi suoi due millenni di storia. Trieste 1924, cap. XIII, 3.
2) Ved. ATOLTO TAMARO, Fine del settecento a Trieste (in Archeografo Triestino, anni 1942-43), La prefazione. Il barone Pietro Antonio Pittoni pp. 7-22.