Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; TRIESTE
anno
<
1951
>
pagina
<
395
>
Fattore economico ed opinione pubblica di Trieste, eco, 395
ed il 3 ed il 10 novembre 1787 in duo puntate, apparve su L'Osservatore Triestino ') un articolo intitolatole Riflessioni su la Ricchezza, ed il Lusso, tema caro in quell'epoca * trattato pure da Pietro Verri, che il lusso l'aveva considerato u bene politico, sa di un foglio del Caffè apparso ventìquattr'anni prima. L'articolista dcU'Oasar-vatore (che si sigla AP.) dice cose che per l'epoca sono socialmente e politicamente avanzate* Così, per esempio:La elasse più bassa è quella, che produce; è d'uopo pertanto discendere verso di essa per esaminare la generale ricchezza.
La tesi sostenuta dall'articolista è che la ricchezza ha prodotto il lusso, e che questo porta ad effetti poco temibili se è conseguenza della ricchezza nazionale, ma ad effetti deleteri se è alimentato dalle imposizioni. Quindi aggiunge:
Un Antere che ha ragionato del lusso in una maniera altrettanto profittevole che giusta, pretende ch'egli sia arile quando à per soggetto la fecondità. Egli vi doveva aggiungere eziandio quando à per oggetto Pagiatezza e la comodità. Noi vediamo senza lusso i poveri ugualmente fecondi.
Il periodo francese ed il conscguente dominio napoleonico sulla città fu deleterio per la vita economica triestina, che soffrì allora una delle sue pia gravi crisi. Tale periodo però non era potato passare invano. La francofilia, il giacobinismo, come allora con parola pregnante di diceva, osserva Giuseppe Stefani2) ebbe molti adepti a Trieste in tutte le classi sociali, non escluse quelle dei patrizi e dei pingui mercanti, ma li reclutò in special modo, come era logico, nella piccola borghesia commerciale ed impiegatizia. Concediamo all'opportunismo la porte che gli è dovuta in ogni fenomeno storico: rimane, tuttavia, ancora un grappo notevole di uomini in buona fede, per i quali nulla ormai sopravviveva nello spirito di quanto aveva costituito il patrimonio morale della generazione che li aveva preceduti. Qualche cosa era finito in determinati settori della coscienza triestina, già sensibili a più vasti e più generali problemi, qualche cosa che la restituito in integrimi degli antichi ordinamenti non avrebbe potato mai più ricostituire.
D'altronde questa restituito in integrimi non si ebbe, e l'Austria commise Ferrare di non ripristinare gli antichi statuti e di considerar Trieste terra di conquista, sicché il trito argomento della dedizione del 1382, quando la sua pubblicistica fa costretta a risfoderarlo, dovette apparir vano a tutti coloro che non erano per altre ragioni portati a sostenerlo, mentre la difesa dell'italianità triestina fatta da Domenico Rossetti,3) trovando delle basi giuridiche pronte, potè esser interpretata come rispondente non già ad un imperativo risorgimentale, ma bensì ad un imperativo tradizionalista d'autonomia comunale, apportante non solo benefici puramente politici, ma benanche benefici economici*
Né, in questa situazione, va trascurato il fatto, che, negli sconvolgimenti dell'epoca, molti francesi* e non pochi illustri, avevano trovato rifugio a Trieste, e ciò certamente non è stato senza influenza almeno in certe cerchie delTopinione pubblica. *ì
*) Nato nel 1784. Nel 1787 gli viene affidata la pubblicazione degli atti governativi e giudiziali, sicché assume una veste ufficiale.
2) Yed. Trieste e VAustria dopo la Restaurazione (in Archeografo Triestino, anno 1940), Introduzione , 3, Eredità del regime napoleonico .
*) Patrizio triestino (1774-1842).
4) Già durante la prima restaurazione furono a Trieste Gerolamo Bonaparte con la moglie Caterina, nel 1815 vi giunse Carolina Bonaparte Murat, nel 1816 Elisa Bonaparte Baciocdri, ecc.