Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; TRIESTE
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Giuliano Gaeta
coloniale il quale, per varie vie, si trasformava in sentimento, riusciva financo a rinnegare la materialità dell'interesse gretto (che avrebbe dovuto invece mettere sulla bilancia il retroterra non meno delTavanterra del porto nostro), sfociava nell'irredentismo. 1)
Certo ohe il fattore politico sentimentale predomina. Dal 1866 in poi l'aizzamento ufficioso dello slavismo si fa sempre più forte, l'immigrazione slava nelle città giuliane sempre più. intensa, specie di funzionari statali. Quando si giunge all'enunciazione del programma trialistico di Abbazia, nella primavera del 1913 (che è fatto sulla base del programma formulato dal partito croato puro sotto la guida del Frank, già nei 1893, a Zagabria), e si sa che l'arciduca Francesco Ferdinando ha forti simpatie per tale programma, il quale, volendo trasformare la duplice in triplice monarchia, è anti-taliano non meno che antiserbo (le terre italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia per tale programma sarebbero state incorporate nel progettato regno di Croazia), ogni soluzione del problema italiano che escluda l'annessione pura e semplice all'Italia appare cosa vana. 2) Di fronte a questa viva minaccia che si profila per la stessa esistenza del gruppo nazionale italiano, ogni interesse economico passa in seconda, in terza linea. L'opinione pubblica allora si riassume nell'asserzione espressa da un popolano in un comizio al Politeama Rossetti: Mcio che Trieste diventi un nido de pescadori che un covo de barbari. 3)
Il nazionalismo sloveno ha a Trieste il suo quotidiano, YEdinost. *) La sua aspi* razione a conquistare la città è chiara ed aperta: un manifesto elettorale del 1913 diceva senza ambagi: Trieste per noi sloveni èia via verso il mondo.. s) Ha le sue scuole, le sue società sportive e ricreative, ha una serie di piccole banche che fanno affari economicamente disastrosi, ma che, obbedienti ad un fine politico, riescono non di rado ad impadronirsi di aziende italiane. 6) Un'economia si pone contro l'altra: per arginare la marea invadente, gli italiani contrappongono, alle straniere, società ed istituzioni italiane, e, col sacrificio economico dei singoli che spontaneamente si tassano, sorgono sodalizi d'un'importanza quale fu allora la Lega Nazionale che, saggiamente guidata, con spirito nazionale e non nazionalista, esercitò una propaganda importantissima, togliendo, coi suoi ricreatori, i ragazzi dalla strada e quindi dal contatto degli immigrati stranieri, dando scuole italiane ai paesi più sperduti, dove l'elemento nostro aveva già ceduto di fronte allo straniero, operando sempre [con la democratica arma della persuasione e mai con quella della minaccia.
Indifferente ancora al problema nazionale resta il socialismo locale, che ufficialmente vuol preoccuparsi solo del problema economicosociale, che di fatto prende il la dal socialismo viennese e lascia correre sull'immigrazione slava. Ma nel campo del lavoro l'immigrazione slava è fautrice di crumiraggio: gli scioperi sono delle buone occasioni per dar lavoro ai carniolini, abituati ad un tenore di vita inferiore a quello degli
*) Ved. l'opera citata alla nota precedente, capitoli seguenti al citato.
2) Ved. il mio volume Trieste durante la guerra mondiale, Trieste, 1938, cap. L'opera dello slavismo a Trieste ed i fatti del primo maggio .
3) Ved. ATTILIO TAMARO, Storia di Trieste* Roma, 1924, cap. XLttI, La fine del dominio austriaco .
*) Nato nel 1878 quale bisettimanale, divenuto quotidiano nel 1900.
5) Ved. op. e cap. cit. a nota 2.
6) Ved. RUGGERO FAURO (pseudonimo di Ruggero. Timeos), Trieste* Roma, 1914, cap. IX, Gli slavi all'assalto di Trieste .