Rassegna storica del Risorgimento
SLATAPER SCIPIO
anno
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1951
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pagina
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401
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Scipio Slatapcr 6 Vintervento 401
supporre un possibile muta mento nel l'assetto europeo. Il suo irredentismo è di nobile tempra, ragionante e disinteressato: ... ho sempre affermato che la que* stione triestina bisogna considerarla sempre dal punto di vista dell'interesse dell'Italia, scrive in una lettera del marzo 1914 all'amico Giovanni Amendola, e prosegue dando le ragioni del suo precedente triplicismo:
Finché dunque l'Italia doveva assicurarsi contro la Francia e l'Inghilterra la sua posizione mediterranea, doveva stare risolutamente nella Triplice, e ogni giro di valzer le è costato molto caro. Fare in quel tempo dell'irredentismo voleva dice: render più diffidenti i rapporti italo-austriaci, inasprire il Governo di Vienna contro di noi, senza che l'Italia potesse in alcun modo serio intervenire, e per di più renderci ostili gli slavi con i maltrattamenti scolastici (diretta conseguenza dell'irredentismo inteso falsamente) e con il sospetto che senza nessun compenso loro l'Italia si sarebbe presa i porti a cui più essi aspiravano, e con i porti una parte della loro gente. D'altra parte noi triestini e istriani, visto che intenderci a compromessi con gli slavi era perfettamente vano e impossibile (per molte e molte ragioni) dovevamo trattar gli slavi in modo civile, e perchè era quella l'unica possibile e utile difesa, e perchè così qualunque avvenire ci avrebbe trovati preparati .
Già nel 1912 aveva espresso nelle pagine della Voce analoghi concetti che lo ricollegano al miglior Risorgimento : Non si deve essere intolleranti. L'intolleranza è degli incerti e dei paurosi. E inoltre: Noi non dobbiamo aver paura della nostra civiltà, i cui difetti, forti come sono forti le nostre virtù essa stessa ci dà modo di correggerli .
Torniamo alla lettera del marzo 1914, in cui lo Slatapcr prevede con sorprendente chiarezza il prossimo avvenire politico: ...Perchè quello che, almeno all'Italia, più importa in questo momento è la nascita d'una nuova grande potenza slava... Bisogna- ammettere che fra dieci anni la Serbia (e i serbi dell'Austria) penseranno seriamente a qualche altra cosa. Ora: da nna parte l'Italia ha grande interesse di chiudere definitivamente l'Adriatico a ogni possibile influenza di un grande aggregato statale com'è l'Austria (e, sotto, la Germania): ma dall'altro di render impossibile che la nuova potenza possa diventare temibile o più o come la vecchia Austria... Difatti è la politica di Venezia che l'Italia deve seguire. L'Italia in caso di questa eventualità, deve sostenere la Sia via, ma su precisi patti: Trieste, tutta l'Istria, Fiume, e almeno qualche isolo italiana-croata del Quarnaro (Lussino p. e.) e se fosse possibile anche Lissa dovrebbero passare all'Italia... Ma naturalmente per riuscire a ciò, l'Italia, oltre il buon trattamento verso i nuovi sudditi slavi per non aver in casa un seccante irredentismo, dovrebbe aiutare in; guerra la Serbia contro l'Austria. Si capisce che ciò sarebbe un conflitto europeo,... certo una rettifica delle questioni nazionali pendenti nell'Europa (Alsazia, Schlcswig, Polonia?, Trentino, ecc*) Io credo che intendendo bene il significato degli ultimi avvenimenti oltre che fine della Turchia si possa dire finis Austriae. L'Austria era una potenza essenzialmente occidentale... Dovrà in tutti i casi a poco a poco ridursi a uno specie di Svizzera... .
Più presto di quanto avesse predetto, a pochi mesi di distanza,.le sue premesse si attuano con lo scoppio della guerra. Tosto lascia Amburgo, ove insegnava italiano all'Istituto Coloniale e torna alla sua Trieste con la trepidazione di un figlio ansioso. Alla sua sensibilità sovracuta era già chiaro nel 1912 che Trieste non poteva rimanere più a lungo, come fino allora, un angolo morto al riparo dalle grandi ondate