Rassegna storica del Risorgimento
SLATAPER SCIPIO
anno
<
1951
>
pagina
<
402
>
402 Lina Gasparini
della storili, anzi stava diventando punto nevralgico nel cozzo tra opposte forze avverse. Scriveva nella Voce:
...È meraviglioso e quasi vertiginoso pensare, come in questo nostro piccolo-angolo d'Europa si combattono le forze e i problemi die forse son fra i più gravi del mondo occidentale d'oggi: germanesimo e slavismo, problema balcanico* egemonia commerciale, avvenire austriaco e italianità. Lo grande, piena, ricca, inquieta civiltà latina. Che non può morire neanche di là dell'Adriatico .
La guerra rende decisivo il conflitto che minaccia Trieste nella sua esistenza. Eppure anche in quei mesi di drammatica neutralità, l'irredentismo di Slatapcr non viene meno al suo fondamentale disinteresse. Ad Amendola, il 13 agosto, scrive: L'IlaIiu deve intervenire. Io non credo che non intervenendo avrebbe dei danni materiali... Ma credo che per mezzo secolo almeno non conterebbe più nella storia europea.
Frattanto Trieste deve temere una vittoria dell'Austria quale fatale accresci* mento dell'elemento slavo che tenta d'affogarla e temere nello stesso tempo che la Serbia vittoriosa possa tendere su oltre la Dalmazia e l'Istria, sino a lei. Sono i due lati del suo dilemma tragico; né a sinistra né a destra c'è possibilità di scampo. Indi una cotidiana incertezza ansiosa, un'inquietudine e un rodimento in sé senza sfoghi né scatti. Tutto ciò può condurre dritto dritto alla disperata rassegnazione, se non conducesse necessariamente alla speranza. Ci dev'essere un'altra possibilità. Il doppio nodo può essere tagliato da un'altra spada . L'Italia. È però la sera, al crepuscolo, in riva al mare. decine e decine di donne e bimbi cenciosi di città vecchia stanno li a guardare con una curiosità tutta nuova stranissima. Di notte, tardi, prima di rincasare, non c'è triestino che dal caffè non faccia una breve passeggiatine sulla riva e sui moli spenti, bui, a guardare il mare di pece, sciacquoso .
E seguita scrivendo nello stesso periodo a Giuseppe Prezzoli ni, altro amico vociano: L'Italia sorgerà da Roma. E Roma avrà tenuto conto di quel che Trento e Trieste ha deposto nelle sue mani. In Roma con le altre cento città del regno d'Italia, ci saranno, virtualmente anche Trento e Trieste. Guai se no, l'Italia sorgerebbe allora indebolita, sorgerebbe senza avere raccolte tutte le sue energie... Di qui comincia hi tragedia di Trieste, la profonda e vera tragedia ...Ai Triestini è derivata la certezza che la storia di-Trieste non possa finire, -perchè con essa finirebbe la storia di tutti gli italiani. L'umiltà di tanti anni s'è convertita in quest'ora improvvisa nella superbia di sentirsi immedesimati nell'intera nazione; non è una città, non è un porto commerciale di più che l'Italia va a cercare a Trieste, è la prova del suo diritto di vivere e della sua speranza di vita. E cosi i triestini hanno trovato la calma d'aspettare. Sotto un cielo azzurro ma peso, stretta in fondo al suo mare inquieto e amaro, con gli occhi chiusi, freddolosa e inattiva, Trieste sta passando una grave crisi; il suo polso è debole, i battiti del cuore irregolari, è come morta... >.
Un anno dopo Scipio Slatapcr cadeva, come un eroe del Risorgimento, fulminato sul Podgora. E in queste sue parole c'è quasi il presagio della Trieste d'oggi, ove si vive in passione di Risorgimento: fino a quando?
LIMA GASPAHINI