Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; STATI UNITI D'AMERICA ; STATO PONTIFICIO
anno <1951>   pagina <415>
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Il primo rappresentante degli Stati Uniti a Roma 415
Il 1 aprile James Buchanan comunicava da Washington al Martin l'avvenuta designazione da parte del presidente Folk e gli inviava le credenziali per il governo papale, il passaporto diplomatico, una lettera di credito sui banchieri degli Stati Uniti a Londra per il pagamento dello stipendio e delle spese della legazione e una copia delle Personal instructions to the dìplomatie agenti of the U. S. A, in foreign countries. Su queste e sul loro Supplement era richiamata particolarmente l'attenzione del Martin, al quale venivano spedite anche due circolari riguardanti le norme per gli agenti statu­nitensi in materia economica e un elenco del personale diplomatico e consolare all'e­stero. *) Ma, più che questa lettera d'informazione, aveva, naturalmente, valore l'altra del 5 aprile, nella quale Io stesso Buchanan tracciava al Martin, allora ancora in Francia, le linee direttive dell'azione che avrebbe dovuto svolgere a Roma. Prima di ogni altra cosa tenesse ben presente, nei suoi rapporti con le autorità romane, la posi­zione completamente diversa del proprio governo di fronte a quello papale, rispetto a quella della maggior parte, se non di tutti, gli altri rappresentati a Roma. Questi avevano rapporti col Papa anche come capo della Chiesa cattolica, al contrario degli Stati Uniti, il cui governo non aveva alcuna autorità in materia di religione, dato che tutte le confessioni cristiane vi erano sullo stesso piano e ognuno era libero di adorare il suo Dio secondo i dettami della propria coscienza. Inestimable right secondo il Buchanan, le cui successive istruzioni ribadivano, implicitamente, il concetto di una assoluta, necessaria distinzione tra potere spirituale e temporale del pontefice. Per questo il Martin avrebbe dovuto dedicarsi esclusivamente a coltivare le più cordiali relazioni d'amicizia col governo papale e a sviluppare il commercio tra i due paesi, evitando ogni apparenza di intervento in questioni ecclesiastiche, riguardassero gli Stati Uniti o qualsiasi altra parte del mondo. E, forse, non sarebbe stato mole che avesse fatto conoscere alla prima occasione questa posizione al governo papale, in modo da evitare ogni equivoco al riguardo.
Ma alla base dei motivi che avevano spinto gli Stati. Uniti a istituire una loro rappresentanza diplomatica a Roma, c'era, in realtà, come abbiamo già veduto, un largo movimento di opinione pubblica, in favore della causa italiana e di colui, che, ancora nella primavera del 1848, ne era considerato oltre Atlantico il primo motore ed il più vero rappresentante.2) E logico, quindi, che di queste ragioni ideali e di questi sentimenti di simpatia tenessero soprattutto conto le istruzioni del Buchanan. Le quali, infatti, proseguivano accennando alla grande soddisfazione del presidente e del popolo degli Stati Uniti per le sagge e giudiziose misure adottate dal Papa per riformare gli antichi abusi e promuovere il benessere dei propri sudditi. E, se era canone della politica americana astenersi da qualunque interferenza nelle forme di governo e nelle istituzioni degli altri Stati indipendenti, non era men vero che il popolo americano non poteva restare indifferente di fronte alla causa delle libertà costituzionali e delle riforme liberali in qualsiasi parte del mondo.
2) Buchanan a Mari in, STOCK, op. cù pp. 1-2.
2) I have been engrosscd scriveva entusiasticamente Margaret Fuller a "W. H. Channing il 29 marzo 1848 -, stunned, almost, by the public events that have succeeded onc anothor with such rapidi.ty and grandeur. It is a time neh a. I always dreamod of and for long sccretly lmped sce. I rejoice to be in Europe at tuia time and shall return possessed of great history. PorhapB I shall be callcd to act; cifc. da LEGNA ROSTENBKIK;, Margaret Fuller** Roman diary, in Tue Journal of Modem History, voi. XII (1940), p. 209.