Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; STATI UNITI D'AMERICA ; STATO PONTIFICIO
anno <1951>   pagina <417>
immagine non disponibile

Il primo rappresentante degli Stati Uniti a Roma 417
E doveva essere anche una gran brava persona, se, nel ringraziare della prova eli fiducia che gli ai accordava mandandolo a Roma, ai affrettava, con esempio davvero raro, a dichiararsi felice perchè nessuno era stato rimosso per fare posto a Ini e la sua posizione non costituiva motivo di rammarico per altri. Le istruzioni del Buchanan lo trovavano perfettamente consenziente, non solo por l'autorità dalla quale promanavano, ma perchè erano confermate dalla sua ragione e dalle sue osservazioni. D'accordo sulla necessità di limitare i suoi rapporti col pontefice al campo puramente politico, esclu­dendo del tutto quello religioso, si rendeva pienamente conto scriveva al segretario di Stato il 1 maggio da Parigi dell'interesse destato dagli sforzi di Pio IX per intro­durre sagge e giudiziose riforme nello Stato affidatogli dalla Provvidenza e riaffermava la neutralità americana di fronte alle questioni interne degli altri paesi e la necessità di limitarsi all'espressione della solidarietà morale per il trionfo di una bene ordinata libertà.
Ma al Martin non dovevano piacere troppo le affermazioni generiche di principi indubbiamente apprezzabili: la realtà italiana, quale gli ai presentava dal suo osser­vatorio parigino, gli suggeriva una più radicale e immediata precisazione di problemi. Una lotta era in atto, e di incerto esito, per l'indipendenza d'Italia: Roma vi parteci­pava, la Francia le dimostrava viva simpatia, mentre l'Inghilterra era sospettata di guardarla with no friendly eye .1) Ora se l'Austria, superiore di numero e di armi, sostenuta, se non aiutata, dall'influenza inglese, avesse vinto, sarebbe stato difficile -pensava il Martinreprimere l'entusiasmo del popolo francese per la causa ita­liana. Qui, a suo parere, il germe pericoloso di una guerra europea, da cui sarebbe potuta scoppiare anche una conflagrazione generale. Yien fatto di pensare alle speranze ed ai timori, che, secondo il diverso orientamento politico, nutrivano in quel tempo di fronte a una tale eventualità molti nostri patrioti, per alcuni dei quali una guerra europea era un incubo, per altri il solo modo di risolvere il problema italiano. In una situazione cosi delicata il rappresentante di una paese lontano, il cui atteggiamento ufficiale era di rigido non intervento, doveva dare prova di non comune prudenza e abilità, secondo il Martin, il quale non escludeva, però, pur senza prendere una parte attiva e pre­minente in quei contrasti e dentro i limiti di una cauta politica, l'opportunità di far sentire il proprio peso in favore dell'indipendenza e dei diritti dei governi e dei popoli italiani. D'accordo, del resto, collo spirito dei suggerimenti del Buchanan, che egli richiamava.
Anche le divisioni esistenti tra gli stessi Italiani intorno al futuro assetto della penisola imponevano una particolare prudenza. Chi voleva tutto o gran parte del paese sotto uno dei sovrani esistenti; chi invocava la confederazione politica o commerciale; chi una o più repubbliche: si aspettata solo l'espulsione degli Austriaci per iniziare una aspra ed incerta lotta. Ma questa era, in realtà, già cominciata, per il Martin, e minac­ciava di paralizzare lo stesso sforzo di cacciatelo straniero. Posizione delicata e difficile, ammoniva, quella di un rappresentante americano, al quale i fautori di istituzioni simili a quelle degli Stati Uniti non avrebbero mancato di chiedere incoraggiamento, se non aiuto. Già, infatti* era stato avvicinato da agenti del partito repubblicano della Lom­bardia e del Veneto, che lo avevano invitato a manifestare una decisa simpatia per la. loro causa e a fermarsi a Milano durante il suo viaggio per Roma, quasi por una dimo-
1) Vcd. per la politica delle grandi potenze in Italia, R. MOSCATI, La diplomazia europea e il problema italiano nel 1848, Firenze, 1947.