Rassegna storica del Risorgimento
DIPLOMAZIA ; STATI UNITI D'AMERICA ; STATO PONTIFICIO
anno
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1951
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419
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Il primo rappresentante degli Stati Uniti a Roma 419
stesso. Faceva conto, in ogni caso, di muoversi entro una settimana per l'Inghilterra, dove si sarebbe trattenuto pochi giorni per i propri interessi, anche per procurarsi informazioni e pubblicazioni utili alla sua nuova missione. Era un uomo molto coscienzioso che poteva vantarsi, durante quattro anni di permanenza parigina, di non avere lasciato il proprio posto per più di ventiquattr'ore, e possedè va anche vivo senso realistico, delle necessità di un diplomatico all'estero. Non ai appagava dell'apparenza, preferiva le cose serie e concrete: non lo soffocassero, quindi, di cose inutili. I ferri del mestiere di un diplomatico non gli parevano tanto le pubblicazioni parlamentari voluminose e ingombranti, che non avrebbero mai giovato, quanto quelle pratiche, specifiche, difficili a trovarsi, perchè, era chiaro, egli non avrebbe dovuto occuparsi, nella maggio" ranza dei casi, se non di questioni matrimoniali, successorie, di diritto marittimo, civile, municipale. E, tenuto conto del notevole numero di cittadini americani all'estero, della parte importante che ormai sostenevano gli Stati Uniti e degli interessi di questi, gli pareva imprudente lasciare i rappresentanti privi dell'aiuto delle fonti fondamentali, indispensabili al loro lavoro. *)
L'uomo propone e Dio dispone : il vecchio proverbio italiano dovette riaffacciarsi alla mente del Martin, vedendo come le promesse fatte al Buchanan di raggiungere al più presto la sna sede venissero frustrate dagli avvenimenti. Poteva il segretario di Stato indirizzargli a Roma, convinto che egli fosse già alle prese con i suoi nuovi doveri, notizie che riteneva non sgradite alla corte romana, come quella avuta dal reverendo Peter Parker, segretario della legazione americana in Cina, della liberazione di due vescovi italiani e di un missionario spagnolo, già arrestati dal governo cinese: il Martin non era ancora in grado di rispondere. 2) Rimasto, infatti, a Parigi, per facilitare il primo impianto del Rush, che vi soggiornerà fino al 1851, aveva dovuto rinviare d'un mese l'andata in Inghilterra. Qui si era fermato qualche settimana e per rimettersi un pò* in salute dopo l'ininterrotto quadriennio parigino e per procurarsi utili informazioni dai suoi conoscenti del mondo politico e degli affari of the great country, which plays the leading part in the drama of the World , come scriverà nel suo primo ed ultimo rapporto da Roma.3) Ma, tornato a Parigi per riprendere il viaggio alla volta dell'Italia, era incappato proprio nella tremenda ultima giornata dell'insurrezione di giugno, ai suoi occhi ben più grave della stessa bufera che in febbraio aveva spazzato via il trono di Luigi Filippo. Un pò* più di tre settimane aveva dovuto dedicare alla sistemazione di affari personali e della legazione, ma, soprattutto, alla chiusura dei conti della prima
]) Tale scrupolosità appare anche nella successiva richiesta al Buchanan di fargli avere pubblicazioni e documenti a Roma, ma, per carità, di non invadergli la Legazione con quell'iradiddio dei volumi contenenti giornali, rapporti ecc. del Senato e della Camera dei rappresentanti. E non esitava a proclamarne la pratica inutilità, dopo l'ingombrante esperienza fattane a Parigi, come potevano testimoniare anche il Rush e il generale Lewis Cass, dal '36 al '42 ministro statunitense in Francia. Meglio, se mai, la collezione dei trattati del governo di Washington, i volumi delia corrispondenza dei diplomatici americani, i Commentarle* di Kcnt e Story, qualche trattazione elementare di diritto internazionale e la raccolta delle leggi degli Stati Uniti. La lettera del Martin del 1 maggio è in STOCK, op. cU.r pp. 4-7.
z) Buchanan a Martin, 7 luglio, STOCK, op. cìt., p. 8. Si trattava dei vescovi Risolati e Novella e di frate Paul Nà Michael Navarro, accusati non solo di pretesa violazione del trattato che limitava l'approdo degli stranieri, ma di negromanzia.
*) Martin a Buchanan, 20 agosto, STOCK, op. cìt., pp. 8-15.