Rassegna storica del Risorgimento
DIPLOMAZIA ; STATI UNITI D'AMERICA ; STATO PONTIFICIO
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1951
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pagina
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423
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// primo rappresali anta degli Stati Uniti a Roma 423
liberali più prudenti e, per pacificare il popolo, il ministero Mamiani si era lanciato in una quasi guerra senza la sanzione del Papa, irremovibile al riguardo. Così per qualche tempo si erano avuti due governi, quello di Sua Santità, col segretario di Stato, che egli riconosceva come unico suo ministro degli esteri, e quello del conte Mamiani, che aveva preso su di sé la direzione di tali affari. *) Il quadro, a parte qualche inesattezza e l'accentuata insofferenza da parte di un autentico democratico per la democrazia parolaia di troppi libcrab' romani, è notevole per serenità e schiettezza.
Accennato al diritto degli Austriaci, per il trattato di Vienna, di tenere ima guarnigione nella città di Ferrara e al noto incidente dell'anno prima, ricordava il recente ingresso degli Imperiali nello Stato pontificio e il duro proclama del loro comandante, 1 eroe di Sermide. -) The contingency stipulated by the Pope is now arrived , racconta il Martin, che rievoca la protesta papale, l'appello a respingere l'invasore, la benedizione ai volontari in procinto di lasciare Roma e la vittoria dei popolani bolognesi sugli Austriaci. Che, però, a suo parere, entrati nella città con poche forze, erano stati ricacciati without much difficulty 3.3) Ne egli credeva sarebbero tornati.
Partiti gli Austrìaci e capitolata Milano, lo spirito pubblico, benché depresso e umiliato, era molto più tranquillo; l'Italia, ne era convinto, non poteva fare da se: un grido universale invocava ora quell'intervento francese, che poco prima era deprecato. Ma in Francia regnava grande paura che una guerra potesse provocare un conflitto generale col suo seguito di bancarotta e di dittatura militare. Il governo francese, quindi, aveva preferito d'accordo coli'Inghilterra, la mediazione i cui termini, non conosciuti ufficialmente, gli pareva dovessero comprendere l'abbandono della Lombardia da parte dell'Austria, che si sarebbe ritirata all'Adige, conservando il Veneto, mentre la Lombardia stessa avrebbe assunto parte del debito pubblico austriaco. Simili patti, ricordiamo, erano già stati offerti dall'Austria due mesi prima, ma era dubbio che volesse accettarli proprio ora, dopo che la vittoria aveva arriso alla sua bandiera e la guerra era finita. Qualsiasi accomodamento che avesse lasciato Venezia all'Austria sarebbe stato accolto molto a malincuore ed avrebbe tenuto aperta una fonte permanente di irritazione. Altri pensavano, invece, che i mediatori murassero a formare, colla Lombardia e col Veneto, una monarchia costituzionale indipendente sotto un principe di Casa d'Austria. *)
Per un diplomatico giunto a Roma da tre settimane soltanto non si può certamente dire che non abbia saputo dipanare la matassa dei complicati eventi di quei giorni, dei quali, con uno stile misurato e sicuro, sa mettere bene in rilievo l'importanza. E, pur senza venir meno a quella obiettività di cui aveva fatto prova a Parigi con i tentativi repubblicani di Milano e Venezia, non nasconde le sue simpatie per la causa nazionale italiana e per una bene ordinata libertà, ed insieme si rende conto meglio di molti
J) In realtà, com'è noto, il gabinetto Mamiani ebbe un ministro degli affari esteri secolari nella persona del conte Giovanni Marchetti.
2) Ved. la lettera del colonnello Poschaskcr aJ Lovatelli, del 3 agosto, e il proclama del Weldcn, dello stesso giorno, in 6. NATALI, Bologna dai 14 luglio al 1 settembre 1848, Bologna, 1948, pp. 38, 41-42.
3) STOCK, United States Ministers cit., p. 13. Nella notificazione del 1 agosto il Papa aveva affermato: Abbiamo già detto, e lo ripetiamo anche adesso, essere Nostra volontà che si difendano i confini dello Stato, al quale effetto avevamo autorizzato il testé cessato Ministero a provvedervi opportunamente).
4) Sullo mediazione franco-inglese ved. MOSCATI, op. cit., pp. 55-57.