Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA (1798-1799) ; ROMA ; CLASSI SOCIALI ; GIACOBI
anno <1951>   pagina <428>
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LE CLASSI SOCIALI DELLA ROMA GIACOBINA
Nel quadro delle ricerche che da qualche tempo si vanno conducendo allo scopo di chiarire, fuori di ogni preoccupandone agiografica e di ogni speculazione di parte, le reazioni delle classi popolari della penisola di fronte agli avvenimenti ed ai problemi del Risorgimento, mi si consenta di esporre i risultati di un'indagine condotta sulla partecipazione, positiva o negativa, delle diverse categorie sociali alla Repubblica gia­cobina, fondata in Roma, con l'ausilio dei Francesi, nel febbraio del 1798. È bene subito precisare che, in questo caso, non si può parlare di una partecipazione popolare in senso stretto, poiché la masse furono estranee, nella loro quasi totalità, e spesso passarono da un atteggiamento diffidente ed ostile di resistenza passiva all'aperta insurrezione armata. In ciò non si distaccarono da quello che fu l'atteggiamento assunto generalmente dalle masse italiane sul finire del triennio giacobino. Ma non per questo meno indicativa è l'indagine condotta su quei gruppi che alla Repubblica diedero la loro adesione e ne costituirono la classe dirigente.
Scrive Madame de Staci che, nonostante la proclamazione della Repubblica dall'alto del Campidoglio, a Roma di repubblicano non c'erano che le statue: et c'était n'avoir aucune idée de la nature de Penthousiasmc, que d'imaginer qu'en le contrefaisanton le feraitnaltre, e soggiunge che solo le istituzioni liberamente accolte dai popoli, dotate per ciò stesso di une certame beante native et spontanee , hanno in sé una harmonie naturelle, che ne garantisce la stabilità, mentre e le mon-strueux système du despotisme dans les moyens sous le prétexte de la liberto dans le iut, ne créàit que des gouvernements à ressort, qu'il fall ai t remonter sanscesse, et quis'arrétaient dès qu'on cessait de les faire marcher . 2)
A favorire la popolarità della Repubblica non fu certo felice espediente quello di introdurre nella costituzione e nella vita amministrativa tutta una serie di denomina­zioni trasportate di sana pianta dalla romanità, che, se erano un tributo al gusto classi­cheggiante della Rivoluzione, non avevano più. alcuna rispondenza nella tradizione popolare, anzi aumentavano la confusione e costituivano oggetto di facile irrisione. Né certo miglior risultato conseguivano le varie feste popolari, anche esse piene di rievocazioni classiche dai costumi alle declamazioni, ma scarse di motivi veramente accessibili alle masse. La facile ed irriverente arguzia dei popolani romani costituiva, in quelle circostanze, un serio attentato alla composta gravità che il ruolo assegnava ai protagonisti.
La popolazione dell'ex Stato pontificio, nella grandissima maggioranza, e quella di Roma, in maniera particolare, era fedele all'antico regime. Si compiaceva della satira e del motteggio, che non risparmiavano nessuno, nemmeno il sovrano, ma non era certo disposta a riconoscere nel vecchio mite ed ammalato, che fu Pio VI negli ultimi anni del suo pontificato, il tiranno dispotico degli affocati discorsi dei giaco­bini. Nell'ambiente assonnato e tranquillo della Roma di fine Settecento, ricco di feste.
<t) Sullo stato della questione e sul problema metodologico ved.: A. M. G-HISAI.-BERTJ. Ancora sulla partecipazione popolata al Risorgimento, in Rassegna storica del Risorgimento, anni XXXI-XXXJII (1944*46) fase, unico, pp. fi-13.
2) MADAME DB STAKL, Considiratìons sur les principaux événemmts de la Revo­lution francaise, Paris, Delaunay, 1818, to. 2, p. 220.