Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA (1798-1799) ; ROMA ; CLASSI SOCIALI ; GIACOBI
anno <1951>   pagina <429>
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Le classi sociali della Roma giacobina 429
di villeggiature, di ottobrate, di carnevali e di corse dei .barberi, si smorzavano nata'
Talmente le convulsioni e le agitazioni. I problemi sociali e politici occupavano la
mente di pochi; il popolo rassegnato nel suo lavoro, chiedeva ai nobili ed ai ricchi
solo feste e beneficenze. La ."Rivoluzione francese aveva sconvolto questa torpida
e beata concezione della vita e l'avanzata dei soldati francesi al di qua delle Alpi
aveva determinato uno stato di irritazione e di timore. Le violenze esplose più. volte
a Roma contro i Francesi,, lo stesso episodio di B a ss vi Ile, sono l'espressione della
reazione popolare contro le minacciate novità, il tentativo di allontanare con la
violenza la crisi incombente. Quando il turbine si addensò alle porte stesse della loro
città, i Romani dolorosamente si accasciarono. Scrive un contemporaneo che al
primo arrivo di questi diavoli francesi fu un universale terrore. Pareva a tutti essere
in un mondo nuovo. Ninno era abituato a quel parlare fanatico ed empio, a quei
modi risoluti e veramente soldateschi, a quella temerità, a quella petulanza, a quella
audacia . l) Solo la plus profonde consternation et pas une lueur de l'esprit de
iiberté aveva trovato dal canto suo il Berthier al suo arrivo a Roma: Un scul
patriote est veuu se présenter à mei et m'a offort de mettre en liberté 2.000
galériens * m
Le esose contribuzioni subito imposte, le ruberie d'ogni genere, il contegno vio­lento e sprezzante dei Francesi non erano gli argomenti più adatti a far amare ai Romani il nuovo stato di cose. A ciò si aggiungeva, quale elemento negativo, l'irreli­giosità della quale facevano mostra i Francesi ed i patrioti, nella loro quasi generalità. Le retoriche esortazioni ad essere degni degli avi repubblicani, delle quali sono .pieni i discorsi, i proclami, gli scritti di ogni genere dei giacobini, trovano una assai gelida accoglienza e non suscitano desideri di gloria nei tardi nipoti. Ben presto cede­ranno il campo a più amare considerazioni: ... e dove sono i vincitori della terra, si legge nel Monitore di Roma, dove gli invitti abitanti del Campidoglio, dove i soldati del Campo Marzio? Dove un Catone, un Cicerone, un Bruto? Questa è pure l'aria che da tali eroi respiravasi, questo il fortunato suolo dove essi vissero, e qui fra noi girano ancora le loro ombre virtuose. Eppure, non veggio alcun segno del loro valore, della loro virtù ne' figli romani, nell'animo dei loro nepoti. Avviliti, oppressi, degradati dalla stessa dignità di uomo, hanno perduto il carattere dei loro padri. Nessuno si in-teressa al bene pubblico, un vile egoismo, un vergognoso interesse tiene avvinte quelle anime, che rivolger si dovrebbero all'onore della Nazione. La forza della costituzione si ignora generalmente da tutti, che la riguardano piuttosto come aria di novità e di indifferenza . *)
Un'altra causa dell'impopolarità dell'ordinamento repubblicano (e affiora nelle discussioni del Tribunato) va ricercata nel fatto che, col mutamento di governo, molti Romani erano rimasti privi dei loro impieghi: Tanti, che vivevano stipendiati dal­l'antico governo sono decaduti nella miseria e non amano la Repubblica. 4) Molto
*) F. ORIOLI, Lo Sfato romano nei tempi napoleonici* in Miscellanea napoleonica, Roma, 1895, voi. I, p. 150.
2) Berthier a Napoleone* Roma, 10 febbraio 1798. In Correapondance inèdite... de NapoUon Bonaparte, Paris, Panckoucke, 1819-1821, to. IV, p. 512.
3) Monitore di Roma, n. LXI, 19 settembre 1798.
*) Tribunato. Protetto verbale. Seduta XV del 1Ù germinate, anno VI (7 aprile
1798).