Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA (1798-1799) ; ROMA ; CLASSI SOCIALI ; GIACOBI
anno <1951>   pagina <432>
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Vittorio E. Giuntella
naie, e Filippo Brunetti ohe innalzo l'albero della libertà davanti al Palazzo Farnese. Accanto agli avvocati, le fonti ci additano di frequente per il loro zelo repubblicano i curiali. Basterà citare, tra di essi* i nomi di Antonio Bassi, uno dei Consoli provvisori, e di Francesco Pierelli, che fu ministro di giustizia.
Nell'elenco di Giuseppe Bonapartc figurano ancora sei nobili tra i quali il prin­cipe Spada, che fu comandante della Guardia nazionale; il duca Bonclli, che fu Console; il principe Chccchino Santa Croce, che, insieme con il principe Camillo Borghese bruciò, nella festa del 17 luglio 1798, in piazza di Spagna, i titoli di nobiltà egli stemmi di famiglia. Un altro Borghese, Francesco, servì nelle truppe repubblicane, mentre Marcantonio Borghese, padre di Francesco e di Camillo, fu Senatore e, nei primissimi tempi della Repubblica, commissario della Tesoreria con il principe Luigi Pallavicini. Tribuno, a sua volta, fu il duca Francesco Sforza Ccsarini uno dei patrioti che recarono, il 16 febbraio 1798, l' Atto sovrano del popolo di Roma al generale Bertbier. Un altro principe romano, Vinceuzo Giustiniani, fu dalla Repubblica inviato come amba­sciatore a Parigi. I).
Tutte queste citazioni non sono certo argomento valido a dimostrare che la rivo­luzione romana sia stata capitanata esclusivamente dai medici e dagli avvocati, dai nobili e dagli scolopi. Le indicazioni date non possono avere un valore assoluto, ma una cosa ne risulta con evidenza: le classi popolari sono anche in Roma al dì fuori del movi­mento giacobino e non solo per la loro minima o quasi nulla partecipazione alla vita politica. Non la volcmo! gridava il popolo quando nei teatri l'orchestra intonava la Carmagnola .2) Tutta l'insorgenza, a cominciare dalla rivolta dei Trasteverini del 25 febbraio 1798, è un fenomeno popolaresco. Basta scorrere le numerose sentenze emanate dai tribunali militari francesi per constatare come la stragrande maggioranza dei condannati appartiene ai ceti più umili.
A Roma, come altrove, era la borghesia la forza motrice della Rivoluzione, ma qui, agli altri motivi che spingevano questa classe a porsi alla ribalta, si univa il seco­lare attrito tra laici ed ecclesiastici. La borghesia, che non aveva che scarsissimo sfogo, in incarichi di secondaria importanza, nel governo ecclesiastico, trovò nell am­ministrazione repubblicana l'occasione di dar prova di sé e delle sue capacità. Che l'esito di questo esperimento dimostrasse la maturità politica della nuova classe
*) e Nona pensons que le choix du Citoyen Giustiniani ne sera point désagréable au Direetoire exécutif, et qu'il pourra convaincre Ics incrédules que la revolution romaine est le voeu de tout le Peuple romani et moine de ceux qui y ont perdu leurs rangs, lem* noblesse et leurs dìgnites. Car outre le citoyen Giustiniani, on compte encore panni les patriotes Ics exprìnces Borghese, Spada, Pallavicini, Santa Croce, Ottoboni et les ci-devants ducs Ccsarini et sourtout Bonclli nomine Consul par le general Bertbier et place par nous au Tribunati. Parigi, Archives des Affaires étran-gères, Corresp. polir., Rome 927.1 Commissari a TaHcyrand. Roma, 7 gcrmile anno TI (27 marzo 1798).
Sui Borghese si veda D. PASO UNI, DUO principi giacobini e la loro discendenza, in Strenna dei Romanisti, Roma, Staderini, 1949, p. 168.
2) GALIMBERTI, Diario, 27 settembre 1798. Vcd. anche nel Diario del Sala (16 ghigno 1799): ... la accisa resistenza dei Romani agli ordini francesi dovrebbe convin­cere una volta li nostri liberatori che noi non vogliamo assolutamente quella libertà, di cui han preteso farci dono, e che desideriamo ardentemente la loro partenza, essendo apparecchiati a volere piuttosto il comando turco ohe non il francese .