Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA (1798-1799) ; ROMA ; CLASSI SOCIALI ; GIACOBI
anno <1951>   pagina <433>
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Le classi sociali della, Rama giacobina 4-33
dirìgente non oserei certo affermarlo; ma le condizioni dell'ambiente e le circostanze èrano tali da impedire ogni seria manifestazione di vita amministrativa vigorosa ed autonomo.
À spiegar il singolare atteggiamento di tanti ecclesiastici, non può certo bastare il timore del peggio ed uno spirito opportunistico. Che la paura dei giacobini potesse trascinare a decisioni irriflessive lo testimonia, il clamoroso gesto dei cardinali Antici e Altieri, che rinunciarono alla porpora per ottenere dalle autorità repubblicane il per­messo di vivere indisturbati a Roma, ma non.si può affermare senz'altro che la mag­gioranza degli ecclesiastici, che aderirono alla repubblica, lo facesse per pavidità. Alcuni di essi, come abbiamo già notato, erano da tempo in contrasto disciplinare con i loro superiori. Per altri gruppi, sono da ricercarsi, forse, ragioni più profonde di dissidio dottrinario e legami più stretti con quei circoli giansenistici che, in altre regioni d'Italia, contribuirono alla diffusione dello spirito giacobino e degli ordinamenti repubblicani. 1)
La penetrazione degli ideali giacobini in alcuni ambienti della aristocrazia aveva già colpito un singolare contemporaneo, venuto di Francia al seguito dell'armata, assuefatto assai più allo studio della filologia classica, che non a quello dell'arte della guerra, e meno ancora assuefatto alla disciplina militare. Così scriveva da Roma l'8 gennaio 1799 il Couxier: Quelques grands seigneurs dltalie qui pròtent leurs maisons, et qui font, poto* bien vivrò avec Ics Francois, des bassesscs souvent inutiles, sout de gens ou mécontents des gouvernements que nous avons détruits, ou forcés par les circonstances à paraitre airaer le caos qui les remplace, ou assez ennomis de leur pro-pre pays poni nous aidcr à le delivrer, et se jetcr sur les lambeaux que nous leurs aban-donnons. 2) Questa spietata analisi potrà non soddisfare l'orgoglio nazionale, ma è sostanzialmente esatta. L'influenza della cultura e della vita intellettuale francese; l'assorbimento delle idee della Enciclopedia e dello spirito dissolvente del voltcria-ncsimo; l'irrequietezza e il desiderio di novità sono, però, altri elementi da aggiungere all'amaro giudizio del Courier.
Popolo, borghesia, nobiltà reagirono in Roma nel modo che si è visto di fronte alla Repubblica romana; di fronte, cioè, al primo tentativo di sostituire, sul piano poli­tico, all'antico regime nuovi organismi associativi. Al di là dei contrasti, vi era in tutti la sensazione che un vecchio mondo stava tramontando, mentre l'avvenire ai profilava oscuro: nostalgia di un sistema di vita al quale la maggioranza era ancora tenacemente attaccata; aspettativa messianica, dall'altra parte, di un nuovo regno della virtù, di una più vasta fratellanza umana.
Motivi di dissidio politico divisero per la prima volta 1 Romani e li contrapposero. Negli "pi e negli altri non mancò, corto, una eroica ostinatezza nel servire i propri ideali; basterà ricordare la disperata insurrezione trasteverina del 25 febbraio 1798 ed il sacrificio di quei giacobini che, caduta la Repùbblica, incontrarono la morte nelle vie di Roma per avere osato di inneggiare ancora alla libertà.
VITTORIO E. GIUNTELI,*
J) Per gli stretti rapporti tra Giansenisti e giaco! <ìni mi si consenta di riman­dare ad ni* mio scritto su Giansenismo e rivoluzii ne in La Voce repubblicana,
1 agosto 1950.
2) P. L. CountER, Oeuvres complèta, Paris, Frrmln-Didot, 1874, p. 232.