Rassegna storica del Risorgimento

1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
anno <1951>   pagina <453>
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I repubblicani nella crisi 1898-1900 453
e della libertà morale. Ma parlare di rinnovamento religioso mal s'accordava con l'indirizzo obbligatorio dei rivoluzionari : tanto che quando i repubblicani, per rispetto alle regole rivoluzionarie, timidamente si affermarono atei e un tantino marxisti, le correnti mazziniane fecero per conto loro e proprio alla fine del.secolo in un paio di congressi (1897 e 1900) fondarono il partito mazziniano. 0
Qualifica che sembra superflua pei repubblicani italiani; ma il partito repubblicano meritò la scissione.
Volendo occuparci solo di quest'ultimo, non possiamo seguire il Partito mazzi­niano che* per lo stesso suo nome, dovette necessariamente agitare i problemi già posti nel Risorgimento e non risolti dopo quasi mezzo secolo.
Ma il Partito repubblicano restò, anche suo malgrado, ancorato ai vecchi postu­lati e dovette considerarsi depositario, innanzi tutto, della formidabile permanente antitesi repubblica-monarchia donde era scaturita l'unità italiana.
Se i repubblicani non fecero di più e di meglio per riconoscersi continuatori del Risorgimento, si dovette da un lato a quella specializzazione mazziniana, dall'altro all'improvviso gonfiarsi di un regolare partito socialista, costituitosi a Genova nel 1892, scindendosi dai bakuniniani ed anarchici e diventando cosi una forza italiana.
e Questo partito, 2) povero di uomini e di mezzi, ma ricco di fede e fervido di attivismo, si reggeva più che altro sul prestigio e il lavoro politico di un numeroso gruppo di intellettuali " disertori dalla borghesia,, i quali erano stati attratti verso il socialismo più da un sentimento di giustizia sociale e da una spinta umanitaria che da un vero richiamo della dottrina marxista, o da un'istanza della lora cultura econo­mica. Poiché dei veri marxisti e dottrinari non erano gli emiliani Andrea Costa, Ca­millo Prampolini, Gregorio Agnini, Bcrenini, Bordarli, Bertesi, né, tanto meno, i siciliani dei " Fasci,, De Felice, Barbato, Pettina, Verri, Bosco, Montalto, né i primi organizzatori sindacali Pietro Chiesa, Rinaldo Rigola, Ettore Reina, Antonio Zirar-dini, Ettore Guarino, ecc., ne i primi cooperatori Nullo Baldini, Antonio Verganini, Colombino, Dugoni, e nemmeno gli uomini dai nomi più risonanti come Enrico Ferri Filippo Turati, Claudio Treves, Cesare Lombroso, Edmondo De Ainicia, Giovanni Pascoli. Gli economisti Antonio Labriola e Achille Loria furono sempre degli " irregolari mentre Arturo Labriola e Antonio Graziadei sopraggiunsero in un secondo tempo. Tuttavia questo folto gruppo di oratori e scrittori e organiz­zatori la maggioranza dei quali giunse ben presto in Parlamento riusci a rac­cogliere attorno a sé trenta o quarantamila tesserati e cioè un numero di adepti assai cospicuo in un periodo di tempo primo decennio del secolo in cui i Partiti italiani non si organizzavano che olla vigilia delle elezioni per dissolversi subito dopo, specialmente se si pensa ohe i quarantamila rappresentavano lo Stato Maggiore di una massa di circa trecentomila delle Leghe di mestiere .
Però, specialmente con le cooperative bracciantili del Ravennate, esempio a molte altre, il socialismo italiano era piuttosto pratico che dottrinario; od anche questo
1) V,, sull'argomento, la comunicazione di ELIO LODOUJST, Aspirazioni al com­pimento dell'Unità: Mediterraneo, Adriatico, Intervento, nella politica del Partito Mazziniano Italiano (1900-1918), al XXIX Congresso di Storia del Risorgimento (Trieste, novembre 1950), pubblicata in questo stesso numero della Rassegna storica del Risorgiménto, p. '473 e segg.
2) Cosi riassume egregiamente in una serie di articoli ANGELO M. TASCA, nel Tempo di Roma, dal 28 aprile 1949.