Rassegna storica del Risorgimento

1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
anno <1951>   pagina <454>
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Armando Lodolini
è un motivo dell'aderenza e del mimetismo dei repubblicani che passano indubbi amen te in seconda linea anche nel settore sovversivo. Peggio fa quando, all'inizio del secolo, il socialismo si color) in sindacalismo con olla testa Enrico Leone, i due De Ambris, i due Pascila, Michele Bianchi, Rossoni, Montica, Trcvisonno e vari altri ancora famosi che scatenarono l'estremismo sorci i a no culminante negli scioperi di Piombino, Parma e Ferrara.
Con il sindacalismo il movimento progressista italiano si estranea sempre più dai repubblicani ed assume un altro tono: e per questo il 1900 chiude veramente un periodo storico e dà origine al presente scritto che vuol fermarsi ad esso. Questo periodo comprende forse il ventennio 18801900 quando socialismo e repubblicanesimo sono rappresentati da personaggimiti: gli eterni miti del popolo. Per la repubblica uno di essi era Napoleone Colaianni. Personaggi, però, che meritavano il culto mitico perchè puri, disinteressati, poetici e [romantici: è il popolo vedeva in essi i suoi liberatori. Il biennio 1898-1900 ne segna insieme l'apogeo e il passaggio.
Il partito (e il pensiero) repubblicano ne è come sommerso. Dinanzi a quell'eroico, romantico, esaltante socialismo, che avrebbe potuto dire 0 repubblicanesimo? Tant'è vero che le storie sul socialismo abbondano; l) ma la libreria è vuota di storie repubblicane.
Che vi sia anche in questo un segno della politica di Giovanni Giolitti, il quale sapeva benissimo che ogni gradino salito dal socialismo era un gradino disceso dalla repubblica? Seguendo la politica di Giolitti non si sarebbe arrivati, in una Italia più. colta e progredita, alla monarchia socialista dei Belgi e degli Scandinavi?
Certo è che sul Giolitti puntò subito il fedele del He, Urbano Rattazzi junior, ministro di Casa reale e consigliere del Re, cercando di creare a corte un ambiente favorevole a quell'uomo nuovo, i cui atteggiamenti democratici allarmavano i conser­vatori e i reazionari e che nel 1892 aveva ottenuto, dopo il Di Rudinì, la presidenza del Consiglio.
In quegli anni si andavano formando in Sicilia i fasci dei lavoratori e Giolitti che sapeva trattarsi di un movimento di natura economica, provocato dalle miserrime condizioni delle plebi dell'Isola, si rifiutò di reprimerlo. Invano le consorterie locali sparsero la voce che l'agitazione dei fasci , attraverso oscuri accordi fra i socialisti e la Francia attentasse all'unità nazionale.
Da due lettere del Rattazzi a Giolitti che Gaetano Natale pubblicò in La que­stione sociale e la erisi del parlamento nel decennio 18901900, 2) si apprende che il re aveva espresso al direttore generale della P. S. il suo rincrescimenti perchè il Governo non aveva ancora preso qualche energico provvedimento di fronte all' audacia pro­vocatrice dei fasci lavoratori . Ma Giolitti resistette anche al re, nel tentativo di intra­prendere quella politica liberale, che però solo dopo il 1900 avrebbe potuto svolgere con metodo e continuità.
') Es. PANFILO GENTILE. Cinquantanni di socialismo, Milano, Longanesi, 1948 e vedi tutta la collezione di Critica sociali; di Filippo Turati. Soppressa dopo i fatti del 1898, riapparve nel ghigno 1899 col famoso articolo Heri dicebamus e assi­curandosi la collaborazione di Luigi Einaudi.
Vedi pure, riedito da Longanesi 1948, SAVERIO Mica LINO, Il problema economico e politico del socialismo.
2) Sta in // Centenario del Parlamento, Roma - Camera dei Deputati, 1949.