Rassegna storica del Risorgimento

1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
anno <1951>   pagina <458>
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Armando Lai Ialini
risolvere la condotta questione fiochi le. Vogliamo giustificare tanta violenza dì pen­siero con le angustie dei proprietari terrieri ridotti al lumicino da vario cause, che qui non possiamo esaminare, ma che il Morpurgo illustra uella notissima Inchiesta agra­ria contemporanea ? Certo di fronte a simili reazionari i sovversivi del tempo erano veri agnellini. Lo stesso Felice Cavallotti che doveva spegnere con se stesso anche lo spirito fendale del Macola, non scende mai sul basso terreno degli avversari e non dimentica mai onore al vero di essere un nobile bordo della Democrazia. Quando mori ebbe forse i maggiori onori dai repubblicani (la Consociazione Repubblicana del Lazio ne fu incaricata) perchè incarnava davvero il tipo repubblicano del tempo. Non narra Carlo Rnmussi nella prefazione al voi. VII delle Opere complete di Felice, che questi aveva formato la sua anima giovanile leggendo il Guerin Meschino?
U romanzo cavalleresco, ingenuo e generoso, era un po' la favola bella che i repub­blicani si narravano l'un l'altro; la rivoluzione era lontana. L'aveva detto per tutti Cavallotti: un paese che non si è rivoltato dopo Abba Carima è ridicolo sperare che si rialzi da sé col metodo rivoluzionario (v. Rivista Popolare, consenziente, 1898, pag. 243).
Perfino Edoardo Pantano che era il leader degli attivisti diremmo oggi - repubblicani, dovendo scegliere un titolo per le sue note storiche e politiche, anedotti-che e filosofiche, scélse La cronaca azzurra , qualcosa degna della penna di uno Scarfoglio.
Antonio Fratti imbracciava davvero lancia e scudo per ritornare intero intero nella leggenda della Camicia Rossa e trasportava il duello di Cavallotti nel duello contro gli oppressori. Ma il garibaldinismo teneva fede al tentativo di lavorare) col socialismo: Arturo Catelani scrivendo dell'eroe di Domokos intitolerà il suo volume Antonio Fratti pensatore repubblicano e socialista (ed. a Roma nello stesso anno 1898). Ma come avrebbero potuto essere socialisti con gli immancabili postulati interna­zionalistici e della lotta di classe, questi uomini spesso superstiti della Camicia Rossa o che l'indossavano alla prima occasione ?
Eppure il socialismo, ossia l'aspirazione a risolvere la questione sociale, era il centro maggiore dell'interesse generale. Lo aveva capito l'altro ramo dei grandi sogna­tori italiani, i mazziniani, anche prima di originare i due partiti la cui presenza ha tanto contribuito a neutralizzare le forze rivoluzionarie.
Dopo l'unità d'Italia il XIII Congresso delle Società operaie nel 1874 (presi­dente effettivo Fortis, onorario Maurizio Quadrio) cominciò effettivamente ad occu­parsi di una moderna questione economico sociale. Questa tendenza si affermò risolu­tamente con Aurelio Saffi al XVI congresso delle Società Operaie affratellate, tenutosi dal 24 al 27 giugno 1886 a Firenze, dopo una serie di congressi in cui il motivo sociale era largamente affiorato. Nel congresso del giugno 1889 in Napoli (con Giovanni Bovio, Antonio Fratti, Enrico De Marini, De Andrei) si concluse auspicando che il lavoro divenisse padrone del suolo e dei capitali d'Italia
Forse un partita unii rio avrebbe proseguito su questa via. Ma l'enucleazione di un partito repubblicano cambiò del tutto la fisonomia del movimento repubblicano in Italia, respingendo il mazzinismo nel chiuso sacrario delle memorie e facendo perdere al nuovo partito lo slancio che gli avrebbe impresso il progressivo sviluppo di un'ori­ginale dottrina economico-sociale scaturente dal profondo pensiero del Risorgimento. Tuttavia i repubblicani reagirono alla tendenza a fondersi con i socialisti che, quando non insistevano sull'attualità del marxismo (e insistevano ben raramente) avevano lo stesso programma: libertà politica, difesa democratica, miglioramenti