Rassegna storica del Risorgimento
1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
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1951
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460 Armando Lodolini
armata in luogo dell'esercito permanente decentramento amministrativo libertà d'insegnamento - riduzione degli impiegati da pagar meglio e senza diritto a pensione -imposta unica e progressiva - tutela delle classi agricole - diffusione della piccola proprietà.
Questo programma veniva sconosciuto di piena attualità dopo trentanni. Ma è da tener presente che quello dei liberali non era troppo lontano da esso. D Giretti, che non da molti anni si è spento, illustrava nell'autorevole e serio Giornale degli Economisti (1898) tutto il programma liberale antiprotezionista, antireazionario ecc. e Lo Statuto e le istituzioni vengono in seconda linea aveva scritto nel numero dell'ottobre.
Che differenza, dunque, c'era con i liberali di sinistra ?
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Ha eccoci alle convulsioni del 1898. Potevano essere la diana della Repubblica, ma dimostrarono soltanto il fuori, fase dei repubblicani.
Dopo le giornate milanesi del maggio 1898 (e il paragone con le Cinque -giornate fu continuo: perfino paragonando il numero dei morti !) il gruppo repubblicano parlamentare lanciò il 13 maggio un manifesto che solo il giornale II Messaggero (14 maggio 1898, n. 133) *) osò pubblicare, mentre un manifesto del Partito sarebbe stato vietato. Il manifesto chiarisce ciò che voghamo intendere con fuori fase .
Eccone il testo:
Una Nazione latina che fuori è in guerra e dentro ha, col bilancio stremato, lo stato d'assedio, mantiene aperto il Parlamento, dove tutto liberamente si discute,, e il voto dei rappresentanti della Nazione, nell'ora più difficile per hi Spagna, dà al Governo indirizzo e norma.
Agl'Italiani, nelle ore di prova, il Parlamento è chiuso; sino nella stampa la discussione è soppressa; e noi deputati non possiamo volgere sulla carta poche parole al Paese senza il dubbio che sieno impedite per via.
Dirle nondimeno è il nostro dovere.
E la prima delle parole nostre riconferma la nostra fede profonda nell'unità della Patria, giacché il disegno di questa unità è il titolo più cospicuo del nostro partito alla gratitudine italiana, e questa fede esso non potrebbe diminuire senza disfarsi,
Riaffermarla in mezzo ai pubblici dolori, significa che noi giudichiamo questo ecoppio d'ira in tante regioni italiane come un monito indimenticabile a tutti, prima al governo, di non fare troppo assegnamento sulla rassegnazione pubblica, a noi dopo, di raddoppiare la nostra opera, se non vogliamo essere travolti in responsabilità altrui.
Entrammo nella vita parlamentare per indicare a tempo quelle riforme che potevano meglio cementare l'unità nazionale, riforme politiche, tributarie, sociali; ai confortava la certezza chele riforme politiche sarebbero state educatrici di un popolo che vuole cosciente esercitare la sua sovranità; le riforme tributarie lo avrebbero liberato dalla tirannide fiscale esplicando le forze produttrici non pigre nò scarsein Italia; le riforme sociali avrebbero sostituito alle aspro differenze di classi quell'armonia che deriva dal benessere e dalla giustizia. Presentimmo che senza queste sostanziali rifórme nessun governo e nessun parlamento avrebbe potuto scongiurare le catastrofi avvenute.
lì II Messaggero era allora un giornale sovversivo.