Rassegna storica del Risorgimento
1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
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1951
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461
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I repubblicani nétta crisi 1898-1900 461
Da sette anni già, per furia di catastrofi e non di evoluzione parlamentare i miniatri si succedono al governo dello Stato. Una catastrofe bancaria inghiottiva un ministero, una catastrofe militare rovesciava il successore* una catastrofe economica investe il ministero presente e chiama chiunque.
Chi può prevedere la misura e la figura di un'altra catastrofe ? Ciò vuol dire che la situazione si delinea nettamente innanzi a chi arriva: o riforme o rivoluzione.
Noi ricorderemo questo dilemma a chiunque credesse di provvedere con la reazione o con ritocchi sul vecchio: e ci rivolgiamo a quanti serbano fede nella libertà, a quanti ricordano le origini del nostro Risorgimento nazionale, che sono pure le pagine più belle della moderna civiltà, esortandoli adunarsi all'opera nostra, affinchè la paura non esca in quella reazione che al nome italiano sarebbe macchia e sarebbe offesa insanabile al pensiero civile .
Il manifesto era firmato da Barzilai, Bcdeschi, Bosdari, Bovio, Budassi, Celli, Colaianni, Garavctti, Gattorno, Imbriani, Mazza, Mirabelli, Pansini, Pantano, Bavagli, Socci, Talerj, Vendemmi, Zabeo.
n testo non è gran che. Il giovane socialismo avrebbe saputo scriverlo meglio. Ma c'erano tutti gli elementi del repubblicanesimo e specialmente luminoso e commovente il tenace attaccamento al Risorgimento come se fosse stato un fatto di ieri, causa ed effetto sotto gli occhi di tutti. C'era l'incerta presa di posizione riformistica e la questione sociale la lotta di classe liquidata con una frase semiretorica. Un dilemma a parole grosse: o riforme o rivoluzione. Ma chi avrebbe fatto una vera rivoluzione per conseguire alcune riforme educatrici, tributarie e di generica giustizia sociale ?
Sembravano tutti fermi al Risorgimento, quando la gente si faceva ammazzare per il gusto di eleggere alcuni deputati. Ma già, il Risorgimento: la più bella pagina della civiltà moderna.
Ad ogni modo è provato che i moti di Milano non furono affatto un'insurrezione. Un giornale non sospetto II Corriere della Sera proprio mentre la paura stringeva ancora le orecchiette* borghesi il 9 maggio scriveva nella sincerità della cronaca immediata: i conflitti avvenuti ieri non indicano, da parte dei tumultuanti, nessun disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate senza un concetto tattico, e furono abbandonate senza essere difese. Salvo pochi revolvera, non si videro armi da fuoco in possesso degli assalitori. Né si videro materie esplosive. Le colluttazioni avvennero alla spicciolata, senza concentramento degl'insorti. Non si nominano capi che dirigano la sommossa. Non si vedono proclami che diano una direttiva al movimento. Non si ode un grido significativo politico qualunque, e che accenni ad una meta .
Nell'Italia Meridionale, invece (vedi Don ClUschiotte, 456 maggio; Il Corriere di Napoli 8 maggio) la rivolta ha una causa: la fame, la miseria; ha un obbiettivo, il Municipio che rappresenta il Governo, il potere, le tasse, il carovita. Ma anche 11 nulla di politico. A Roma sulla Tribuna, aulico organo dell'opposizione costituzionale, il famoso scrittore Rastignac (7 maggio) scrive una diagnosi precisa che non sapremmo formular meglio noi dopo 50 anni: Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato una l'vcrità che solo al governo o a chi per lui poteva essere un mistero, ma non era e non 6 un mistero per tutti gli nomini di buon senso che osservano i vari fenomeni della vita italiana; e la verità e questa: che il paese è preparato a qualsiasi movimento indipendentemente dall'azione dei parliti rivoluzionari o evoluzioni-ai; che non hanno presa che in certe classi popolari, o in certi gruppi politici che non posseggono sufficiente forza di espansione per conquistare tutta e intera la pubblica opinione... e dopo alcune vibranti apostrofi - - senza un briciolo di retorica - - all'inutilità dei sacrifici