Rassegna storica del Risorgimento
1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
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Armando Lodali ni
italiani, prosegue: Iti Italia nell'immensa macchina amministrativa e politica, al momento opportuno, nessuna ruota compie il suo ufficio, nessuna cinghia serra sicuramente le ruote; e ruote e cinghie lavorano non ad altro che a consumare se stesse. e a consumare il paese che vi passa dentro .
35' i repubblicani ? Furono semplicemente sbigottiti da quel moto incomposto e incapaci di valersene; forse col rimorso di non aver saputo impedire la frattura tra partito e paese, e II paese è preparato a qualsiasi movimento indipendentemente dai partiti... : era questa l'esatta sentenza di Rastignac, nel vivo della mischia. Sol* tanto quando il Re concesse al gen. Bava-Beecaris, battezzato Radetzski, un mucchio di decorazioni pei suoi soldati (che avevano avuto un caduto di fronte ad un centinaio di popolani), e fu una crudele e madornale ingenuità, il partito levò qualche grido, lieto di avere finalmente qualcosa da dire.
Il trambusto del 1898 giovò almeno a quésto: ohe i molti preparativi per celebrare il cinquentenario del 1848 andarono in fumo e l'apoteosi cui si apprestava Torino, presente il Re, si afflosciò su se stessa.
Non fu senza significato, infine, ohe Francesco Crispi avesse ottenuto il 17 aprile una trionfale rielezione in Sicilia. II grande statista gettava ancora una volta la sua ombra sulle schermaglie italiane; ma, ahimè, solo per riaccendere le polemiche tra meridionali e settentrionali e per far dire a Cesare Lombroso che il genio di ieri era il vecchio pazzo di oggi!
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Ma i repubblicani avvertivano poco anche ciò che succedeva nel mondo.
Il tenace attaccamento alle posizioni storiche non teneva conto del prodigioso cambiamento cui la fine del secolo assisteva e che non può non impressionare anche noi solo perchè i rapporti odierni si sono smisuratamente allargati. Ma era pur vero che: l'Inghilterra se manteneva il primato, era però stata fermata sulla via del suo incremento e la guerra boera stava per indicare il principio della sua decadenza imperiale; la Francia da Nazione n. 2 era scesa al 4 posto sospinta dall'America e dalla Germania; l'Estremo Oriente stava per diventare uno dei centri dell'umana attività; l'organizzazione industriale s'avviava a coprire i cinque Continenti; l'enorme sviluppo della produzione coincideva con un'economia nuova, costringendo la piccola industria a ripiegare; la proletarizzazione della piccola borghesia era in atto. Questa diagnosi ohe a distanza di mezzo secolo possiamo giudicare mirabilmente precisa è nella Rivista Popolare, nella Revue Socialiste, nella Reuue Bianche, ecc.; più specialmente in quelle estere, cioè in paesi piò rapidamente evolventisL Veniva vaticinata una guerra sociale ed economica, quotidiana, universale, dagli innumerevoli aspetti. La preponderanza del fattore economico nella vita politica si affermava ogni di più. L'elemento nazionalità si attenuava sempre più. La guerra economica non sarebbe stata una salvaguardia contro la guerra armata: al contrario, quella avrebbe potuto scatenare questa... Paul Louis ne scriveva dall'estero alla Rivista Popolare'* ma questa (15 ottobre 1899) si limitava a raccogliere senza un rigo di commento: e con essa il Partito repubblicano1 taceva, ancorato nelle chiuse per quanto torbide acque nazionali.
Non bisogna perdere di vista la crisi agraria che imperversava in Europa e che molto fa perdonare alla politica economica dei vari Gabinetti italiani.
La Rivista internazionale di scienze sociali nel numero di ottobre 1899, in un magistrale studio di Vittorio Manfredi la paragonò a quella del 1820 che fu non ultima eausa del fallimento della politica restauratrice delle vecchie monarchie