Rassegna storica del Risorgimento

1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
anno <1951>   pagina <465>
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/ repubblicani nella crisi 1898-1900 465
ini ponderai) ile malcontento. Non soltanto-il che sarebbe spiegabile nei sovversivi, ma anche negli nomini più ortodossi. Leggiamo nella Nuova Antologia del 16 novembre 1898 una specie di... antologia del pensiero politico. Dice Buggero Bonghi:Non si vede se gli Italiani abbiano oggi minor fiducia nelle istituzioni che li reggono o negli nomini che li governano. Le prime sono assai più dilììcili a mutare che i secondi; e la sfiducia verso lo prime è più lunga e lenta a sanare, che non quella verso i secondi . (Parole riprese dal 1894: il Bonghi ora già morto). Dice Pasquale Vinari: e Se voi per­correte l'Italia da un estremo all'altro, vedrete regioni, uomini, società diversissime; sentirete su tutto e su tutti i più opposti e contraddittori giudizi. Ve però una cosa sola in cui la concordia è perfetta, il giudìzio unanime nel dire male del nostro governo. Il fatto è notevole assai. Certo anche dei governi dell'Austria, dei Borboni, del Papa, dei Duchi, si diceva gran male; ma i borbonici almeno, i papalini, gli austriacanti, i duchisti, ne dieevan bene, li difendevano. Del nostro invece dicono male quegli stessi che lo hanno fondato, che ne fanno parte e ne cavano vantaggio .
Qui è da notare come si viva vicino eoi pensiero ai duchi, ai Borboni, ecc. L'on. Maggiorino Ferraris, autorevolissimo, aggiunge: Malgrado i primi e lieti indizi di un risveglio economico, il malcontento cresce, si estende, si organizza. Questa organizzazione del malcontento è il fenomeno più grave, più pericoloso dell'ora pre­sente. Esso attacca lo Stato, minaccia i poteri costituiti, insidia le libere istituzioni che sono la gloria e la fortuna della Patria... Ad ogni istante il problema viene posto dinanzi al Paese nei termini chiari, precisi, inesorabili, di una lotta continua fra il malcontento e le istituzioni rappresentative .
Al fondo di tutto, a spiegazione della cria, sempre la stessa inquietudine: lo Statuto era sufficiente alla vita italiana ? Con una monarchia sinceramente liberale, sarebbe stato possibile andare a braccetto ?
Ed ecco il Colaiannì (Riv, Popolare 30 settembre 1899) sostenere la necessità di un accordo fra Repubblicani e Sinistra per la difesa della libertà e del regime rappre­sentativo ch'è qualche cosa di più della forma monarchica o repubblicana, e che, sin­ceramente applicato ed esplicato, può avvicinare di molto una monarchia ad una repubblica . Egli cominciò allo scopo una campagna nel Secolo di Milano che fu diretta dall'on. Ettore Sacchi, capo della sinistra, cui fecero eco il Tempo di Milano eia Stampa di Torino. I Sinistri vedevano nella proposta Colaianni un mezzo per rinverdire le posizioni monarchiche; i repubblicani alla Colaianni ubbidivano ai criteri evolu­zionistici di Alberto Mario che, a cavallo tra il Risorgimento e l'unità, è il ponte che collega, ancora olla fine del secolo XIX, i repubblicani moderni con quelli del periodo eroico: e sacrificarsi per la Monarchia non sombrava né agli uni né agli altri impossibili*, se l'Italia Io awesseimposto.
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Ed eccoci al sommo della parabola della crisi: il regicidio di Monza, la cui effe­ratezza commosse romanticamente tntti i repubblicani.
La stampa monarchica non si stancò dall'accusare i partiti estremi di aver armato la mano del regicida e qua e là avvennero sommosse reazionarie: a Napoli contro il giornale repubblicano // 1799 nella stessa Camera i monarchici che avevano applau­dito le parole di Turati* si erano levati contto Pantano che voleva parlare a nome dei repubblicani.
Certo il tentativo di mescolare anarchici e repubblicani era stolido. Tra l'odio degli marchici che si sfogava con la cosi detta e propaganda col fatto e il retorico