Rassegna storica del Risorgimento
1898-1900 ; PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO
anno
<
1951
>
pagina
<
466
>
466
trinando LodoHni
tirannicidio classico rievocato alla Rapisurdi o alla Carducci c'era evidentemente un abisso; lant'è vera che gli anarchici ammazzavano indifferentemente anche i presidenti di Repubblica o di Consigli dei ministri
I repubblicani non avevano potuto condividere i postulala del Congresso antia-narchieo tenutosi a Roma Tanno prima, ma non si potevano ritenere in alcun modo responsabili dell'ondata anarchica che imperversava sull'Europa e sull'America. La responsabilità risaliva piuttosto ad un'atmosfera letteraria e filosofica che non si stancava di esaltare l'individuo: gli Stimer* i Williams Morris, gli Spencer, i Nietzchiani erano gli ispiratori degli anarchici pazzoidi che facevano tremare le polizie. E gli onesti repubblicani italiani difendevano invece la polizia l Scriveva Napoleone Colaianni (Riv. Popolare, 15 agosto 1900): forse la polizia borbonica ha impedito l'attentato di Agesilao Milano contro Re Bomba? o quella francese l'attentato di Felice Orsini contro Napoleone III ? o riuscì la polizia americana a difendere Lincoln o Garfield (o Kinley)? ecc.
L'onestà storica era lo stale di questi vecchi repubblicani. Se il tema lo permettesse ricorderei dalla rivista del Colaianni il tentativo di dimostrare che Re Bomba era stato proprio colui che aveva voluto risparmiare il bombardamento di Palermo, ordinando di dar partita vinta a Garibaldi...
In quest'atmosfera si svolse in quel fatale 1900 il Congresso repubblicano: questa volta in casa.
II Congresso di Firenze dette luogo ali e polemiche intcllettual s ti che così care ai repubblicani d'ogni epoca. Il Giornale del Popolo di Genova, la Terza Italia dei mazziniani puri di Roma, la rivista Educazione politica., la Rivista Popolare se ne fecero larga eco.
Roberto Mirabelli, relatore al Congresso, continuò ad insistere nello studio della genesi e dello spirito informatore dello Statuto Albertino come se fosse stato cosa di quei giorni. Lo scopo era la rivendicazione della sovranità popolare, e di porre in stato d'illegittimità la carta del 1848. Il Gruppo parlamentare aveva proclamato l'esame della carta il più urgente bisogno del Paese. Immaginiamoci se non si getta avidamente su un tema che riproponeva in discussione tutto il Risorgimento monarchico l Giovanni Bovio, che l'arguto on. Pellegrini aveva definito e la prima penna d'Italia , aveva indicato da por suo una meta altissima: la necessità che il Paese avesse il suo Patto fondamentale (il Patto Nazionale di Giuseppe Mazzini).
Arcangelo Ghisieri aveva dettato per il Congresso il seguente ammonimento:
a Né alcuno venga a dirci che è pura accademia una discussione riguardante il carattere giuridico dello Stato attuale, risalente alle sue origini storiche, ricordante promesse auguste, non mantenute. A chi spetta, se non al Partito repubblicano il dovere di non lasciar cadere in oblianza l'ordine del giorno Pantano nella memoranda lotta ostruzionista, quando lanciava contro la reazione, monito e sfida nel tempo istcBso, l'imprescriitibile diritto albi Costituente,? Il terna, riportato in seno al nostro Congresso, rappresenta la continuità d'un proposito e d'una tradizione. E bene che anche i giovani zelanti e impazienti, i quali, nella loro fretta di fare, s'avvisano di segnare la " rotta v al partito senza affrontare alcun problema d'idee (e in ciò ripetiamo ammonimenti concordi dei nostri grandi maestri, tanto del Cattaneo, quanto di Mazzini) sono la vera forza propulsiva, il cuore e cervello di un partito... .
Anche Schinetti, Pellegrini ed altri non dimenticati, sostennero la tradizione intellettuale del Partito: cioè l'interesso per le indagini storiche e giuridiche sul diritto costituzionale*