Rassegna storica del Risorgimento
PARTITO MAZZINIANO ITALIANO
anno
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1951
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pagina
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473
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ASPIRAZIONI At, COMPIMENTO DELL'UNITA
MEDITERRANEO, ADRIATICO, INTERVENTO, NELLA POLITICA DEL PARTITO MAZZINIANO ITALIANO
(1900-1918)
Se la Monarchia, -pronunciando a .Rema Vhic tnancbimus optz'mc, credette di aver coronato lo sforzo di due generazioni per comporre in imita le sparse membra della Patria e, quasi sorpresa della fortuna di cingere la corona ferrea, parve desiderare la fine di ulteriori aspirazioni e la cancellazione delle ipoteche poste da Mazzini e da Gioberti sulle terre della emissione nazionale o del primato, in realtà molti Italiani considerarono il 1870 come una sosta.
I monarchici più fedeli credevano in buona fede di aver toccato il cielo con un dito, poiché la Dinastia era riuscita a dar scacco matto ai re d'Europa e ad imbrigliare la rivoluzione. Oltre l'ammirazione e l'affetto per una Dinastia cosi abile e fortunata, i conservatori ostentavano l'orgoglio di aver dato al Paese la Destra storica, splendida matrice di statisti che avevano compiuto il capolavoro di identificare la Monarchia con l'indipendenza e l'indipendenza con un corpo dileggi civili non indegne della madre del diritto. La Sinistra storica, succeduta nel 1876 alla Destra con un rivolgimento parlamentare che, non potendo fare di più, fu battezzato rivoluzione, continuò nello stesso programma di fiducia e di attesa, avvicinando sempre più alla monarchia le sfere rivoluzionarie.
Ma, dopo l'unità, miseria, disordine malcontento (un malcontento che non risparmiava strati sociali), parlamentarismo deteriore, corruzione, sarebbero stati elementi più che sufficienti per dichiarare il fallimento di una Monarchia che aveva riunito regni già felici, ricchi di mezzi e di tradizioni gloriose. Col fallimento, la ripresa rivoluzionaria sarebbe stata ovvia. Anzi, più che la ripresa, la rottura di una tregua che durava dal 1859. Perchè ciò non avvenne? Perchè, allo sfondo del programma dei partiti (allora onestissimi anche in linea teorica), più o meno conclamato e forse quasi inconsapevole, c'era il principio che la rivoluzione doveva rimandarsi come nel processo risorgimentale a unità realmente conseguita.
Neppure la Triplice Alleanza scosse quel principio: nella tempesta quotidiana cui per più di trent'anni dette luogo (ma con l'avvicinamento dell'Italia all'Intesa la Triplice fu superata dopo un ventennio), il Governo, più che la Monarchia, apparve il difensore dello status quo dello marche orientali.
Comunque, a questa linea dei partiti italiani si dovette il sorgere dell'Irredentismo. Esso si polarizzò sulle terre oltre i confini nord-orientali, perchè fu prodotto soprattutto dal desiderio di continuare la lotta aatiaustriaca del Bisorgimentoj mentre per lo più si dimenticava che Francia e Inghilterra erano anch'esse detentrici di tacce nostre. Come, poi, sull'ingenui fcà degli Italiani giocasse la politica di Parigi e di Londra, è appena il caso di ricordare*
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Questa premessa era necessaria per chiarire e porre in giusta luce l'atteggiamento di un partito che sorse allo fine del secolo, formato dui mazziniani, ohe vollero distìnguersi dai repubblicani*