Rassegna storica del Risorgimento
PARTITO MAZZINIANO ITALIANO
anno
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1951
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pagina
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481
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XIeditormuco, Adriatico, Intervento, nella politica* ecc. 481
irredentista. Del resto le prove della questione albanese e dell'impresa libica non erano state per esso che momenti di un unico quadro di politica estera in pieno svolgimento. Perciò nessuna esitazione, nessun dubbio, di fronte al gigantesco schieramento dei popoli in armi. Il P. M. 1. non poteva non essere schiettamente irredentista, con tatto le estreme conseguenze del caso.
Abbiamo accennato a questa decisione guerriera del P. M. I. di proposito. Tonto Mazzini che i suoi continuatori subordinarono la fratellanza tra i popoli ad un principio supremo: quello che il buon diritto regnasse fra essi (prima della pace la giustizia per tutti ammoniva La Terza Italia fin dal 29 novembre 190.0, in occasione della riunione a Roma, nel dicembre 1900, del Congresso dell'Unione Internazionale per la Pace), buon diritto realizzato in due modi: 1) col permettere la libera espansione del loro genio nazionale (missione dei popoli e principio di nazionalità: vedasi ad esempio il caso dell'Olanda popolo di stirpe germanica che secondo Mazzini avrebbe dovuto far porte della Germania, mentre il Belgio, paese bilingue, per Mazzini avrebbe dovuto essere diviso fra Germania e Francia); 2) col garantire a ciascuno le porte di caso proprio, entro le quali l'indipendenza fosse l'equivalenza dello giustizia e l'attuazione di un mondo morale.
Questo in particolare per l'Italia. Il sacrificio di pochi o molti individui, o di una generazione intera, era poco cosa per chi concepiva il raggiungimento dell'ideale prefissosi come scopo della propria esistenza. Così si spiega tutta la genesi dell'Irredentismo, che significa ripudio del quieto vivere nazionale e guerra allo stato potenziale.
Chiaro il processo, poi, per cui con moto accelerato l'irredentismo si polarizzò verso l'AustriaUngheria.
L'irredentismo era stato un atteggiamento politico, un modo di pensare e di agire che non avevo mai avuto soluzioni di continuità col moto unificatore del Risorgimento. Dopo il '66, dopo il '70, dopo la firma della Triplice ed il sacrificio di Oberdan dell'82, l'irredentismo antiaustriaco divenne la stessa coscienza dell'italianità.
Lo propagando irredentista durò instancabile di anno in anno. Si giunse cosi al 1911, anno tutto pervaso dai sentimenti suscitati dal Cinquantenario dell'unità italiano (18611911), quando facemmo il punto dei risultati raggiunti in ogni campo: politico, sociale, artistico, interno, estero, ecc., e quando misurammo le nostre rinnovate forze nel Mediterraneo.
Eduardo Frosini osava lanciare il 2 aprile 1911 dalla Terza Italia, il grido: Noi vogliamo la guerra benché fosse un hit motiv obbligatorio per gli altri partiti popolari proclamarsi a priori pacifisti. Il giornale, il 16 aprile, amaramente sembrava giustificarlo: Dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia per corrispondenza e a voce ci arrivano notizie veramente allarmanti sulla sopraffazione sempre più estendentesi dell'elemento croato, sloveno e austriaco su quello italiano. Ancora dieci anni di questa condizione di cose, e non ci sarà piftitalianità da redimere, in quelle regioni 1 .
Il giornale annunciavo (30 luglio) lo costituzione in Roma, via Cavour 341, di un Comitato mazziniano di azione irredentista .
L'anno dopo gli Italiani dovevano prepararsi a rinnovare la Triplice ed il P.M. I, prese l'iniziativa di nuove proteste: L'ultimo assemblea della Sezione (</e/ P. M. I. di Foggia) scriveva il 19 novembre 1912 Felice Figliolia all'Albani deliberò di invitare il Comitato centrale del P.M.I. ad iniziare una grande, efficace agitazione contro il rinnovo della Triplice ed a promuovere in tutta Italia agitazioni irredeu liste . i)
l) Museo Centrale del Risorgimento, Roma, carte Albani.