Rassegna storica del Risorgimento

PARTITO MAZZINIANO ITALIANO
anno <1951>   pagina <485>
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Mediterraneo, Adriatico., Intervento, nella politica, eco, 485
vcutisti di Milano (maggio 1916) propugnò la dichiarazione di guerra anche alla Germania alleata dell'Austria. *)
Alla guerra, voluta dai mazziniani di quella generazione come i loro padri avevano voluto le guerre e le rivoluzioni del Risorgimento, ed avente Io stesso fine, il piccolo Partito Mazziniano Italiano dette tutte le proprie energie, tutta la propria anima.
Dette il sangue di molti dei suoi. Kicordiamo Felice Figliolia, membro del Comi­tato Centrale del Partito, redattore della Terza Italia e di Fede nuova, volontario di guerra, caduto sul San Michele il 13 novembre 1915; Giovanni Minuti unico figlio di una delle più belle figure del mazzinianesimo. Luigi Minuti già volontario in Albania, ufficiale dei mitraglieri, anch'egli volontario di guerra, caduto sull'Isonzo il 20 marzo 1916; Cesare Augusto Tazza, giovane sottotenente nipote di uno dei fon­datori e dirigenti del Partito, Ermete Tazza, caduto il 10 giugno 1916 nel Trentino.
E tanti e tanti altri: Giuseppe libertini, della vecchia guardia mazziniana pie­montese, di Biella, volontario di guerra negli Alpini a quasi sessantanni; Ignazio Piccione, universitario siciliano di Scici*: Ferdinando Sommovigo, Giovanni Guerci, marinai, e Luigi Tronfi, della Federazione Mazziniana della Spezia; Romeo Soprani, dei mazziniani romagnoli; Angelo Marchini, della Federazione di Terni... L'elenco potrebbe continuare, ma è difficile formarlo dalle cronache della Tersa Italia, che usci saltuariamente durante la guerra, e solo fino al maggio 1917.
Si tratta di una vera aristocrazia di sangue popolano. Lo stesso sangue dei mar­tiri della Giovane Italia, come lo stesso era il pensiero animatore, la stessa era la fede che rendeva desiderata la morte per la Patria, la stessa era la speranza che il sacri­ficio affrettasse l'avvento dell'epoca di pace, di giustizia, di progresso morale e reli­gioso, vaticinata da Giuseppe Mazzini.
Con l'Intervento, così audacemente propugnato e sostenuto, il P. M. I. aveva compiuto il suo primo ciclo. La vittoria, preannunciata da altisonanti .principi di giustizia internazionale e di riconoscimento in particolare dei diritti italiani, avrebbe coronato il programma deU'unità territoriale della Nazione per quanto riguardava iconfini settentrionali ed orientali eia preminenza italiana nell'Adriatico e nel vicino 4B-
neutralizzate. Dello Stato autonomo di Albania l'Italia avrebbe avuto la rappresentanza diplomatica (art. 7).
Sarebbero rimaste acquisite all'Italia le isole del Dodecanneso da essa occupate (art. 8).
Inoltre, nel coso di spartizione, totale o parziale, dell'Impero Ottomano, l'Italia avrebbe avuto la sua congrua parte nel Mediterraneo. Altrettanto dicasi per le colonie della Germania in Africa.
Eppure, non ostante questo quadro allettante per quanto incerto, specie in ciò che concerne l'Africa, il Mediterraneo o la spartizione dell'Impero Ottomano non ai può dire che esso riflettesse le aspirazioni risorgimentali. U suo principale autore, il Sonninó, non esce dallo stile della diplomazia tradizionale del dare e avere, dell'equi­librio dei compensi ecc., dimenticando il problema delle nazionalità: vi erano pur nazioni nel liquidabile Impero Ottomano, vi erano soprattutto nozioni nell'Impero Austro-Ungarico, sulle quali avrebbe dovuto puntare una coscienza erede del Risor­gimento.
') La Terza Italia, maggio-ghigno 1916.
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